Alessandro Piccolomini: la mente al
Cielo, con gli occhi al cielo
(Canonica 13)
Due tra le maggiori conquiste tecnico-scientifiche che hanno caratterizzato il Rinascimento, sono state l’invenzione della stampa a caratteri mobili e la rivoluzione copernicana, ossia il passaggio del modello di Sistema Solare da geocentrico a eliocentrico. In realtà è sempre un po’ arbitrario, e quindi tendenzialmente ingannevole, stabilire una tavola delle precedenze e delle importanze; nel caso specifico significa allora sottovalutare la scoperta dell’America? O il perfezionamento del cannocchiale2 .
Va premesso che l’Ordine francescano fu fondato da San Francesco d’Assisi fra il 1208 ed il 1209 e fu ufficialmente approvato da Papa Onorio III durante il 1223, attraverso l’assegnazione al nuovo Ordine religioso della Regola definitiva.
Come dimostrano le fonti sia bibliografiche che archivistiche, i frati minori si espansero molto velocemente quanto meno nel numero già fin dai primi momenti successivi all’aggregazione del primo nucleo francescano, innanzitutto nell’Italia centrale, e tale espansione crebbe anche nell’incameramento di proprietà ecclesiastiche dopo l’ufficializzazione a cui si è fatto cenno.
Giorgio Santi e «l’Erbario dei Cappuccini
di San Quirico d’Orcia»
(Canonica 13)
Dell’hortus siccus conosciuto come «Erbario dei Cappuccini di San Quirico», ma legato al convento solo da una labile tradizione orale, non si conoscono né l’autore, o gli autori, né i luoghi di provenienza dei suoi esemplari. Tuttavia, non pochi indizi, interni ed esterni alla raccolta stessa, hanno fatto pensare all’attività di un accademico e, in particolare, di Giorgio Santi, della cui raccolta di minerali e piante non si è più avuta notizia.
I soggiorni a Pienza di Iacopo Ammannati Piccolomini
In un precedente studio è stato possibile ricordare due lettere che Iacopo o Giacomo Ammannati Piccolomini – già menzionato in altri contributi pubblicati dal Centro Studi Pientini1 – scrisse durante un suo soggiorno a Pienza. Da Paolo Cherubini, che ha pubblicato un testo in tre volumi con le lettere dell’Ammannati, si evince tuttavia come quest’ultimo abbia invece soggiornato in più occasioni nella località toscana, in virtù del profondo rapporto intrattenuto con papa Pio II. Grazie alla pubblicazione del Cherubini è quindi possibile non solo migliorare la conoscenza di Pienza attraverso una figura quale l’Ammannati, ma anche la forte relazione fra il prelato e la località della provincia di Siena, sicuramente conseguenza almeno in parte di quel legame, come si è già accennato, fra il medesimo Ammannati e quel personaggio che, a seguito della sua salita sul Soglio di Pietro con il nome di Pio II, cambiò il toponimo della sua natia Corsignano nell’attuale Pienza.
Restauro conservativo della facciata graffita in via Elisa 8
L’immobile è ubicato nel centro storico della rinascimentale Città di Pienza, in via Elisa ed il suo impianto compare già nel Catasto Leopoldino. L’edificio è costruito con muratura mista in pietra e laterizio come è stato facilmente riscontrato anteriormente al restauro nelle porzioni di facciata interessate da lacune. Nel suo impianto originario, il palazzetto appariva probabilmente isolato come desumibile dai cantonali (pietre d’angolo) e dalla cornice sottogronda. La facciata si articola in quattro livelli fuori terra (piani terra, primo, secondo e terzo -probabile sopraelevazione-) ed uno interrato ma la decorazione che la caratterizza, la singolare tecnica dello sgraffito con disegno di conci ad imitazione del bugnato, interessa unicamente tre dei quattro livelli. La facciata prospiciente via Elisa è lunga circa metri 8.30.
Il recente restauro da me intrapreso, con il fondamentale contributo e competenza di mia moglie, l’architetto Rosa Maria Trentadue, è stato occasione di studio di uno dei palazzetti del centro storico di Pienza, la cui caratteristica principale è la presenza, nella facciata, della finitura a “graffito”. Molti sono i palazzi storici di Pienza che sono stati oggetto di approfonditi studi; in questa ricerca parlerò invece di un palazzetto minore, attualmente di mia proprietà e denominato – ai fini della presente ricerca – Palazzetto Santi per l’essere appartenuto all’omonima famiglia pientina alla fine del Settecento.
Da un’inedita bolla di Pio II Piccolomini
Luci sulla politica pontificia tra Roma e l’Abruzzo
nel terzo quarto del XV secolo
Il fondo Buglioni-Maccafani dell’Archivio storico diocesano di Matelica, edito di recente a cura di Luchina Branciani e Filippo Vaccaro (fig. 1), offre tra i suoi contributi originali, la possibilità di precisare aspetti relativi agli assetti politico-economici, culturali
della politica pontificia a partire dalla prima metà del XV secolo. Molteplici le linee storico – archeologiche, paleografiche emerse dall’edizione integrale delle 36 pergamene rimaste per secoli sconosciute (il fondo conta complessivamente 42 pergamene, 3 lettere e uno stampato).
Dai diari di Don Giotto Vegni Cento anni fa avvenne
Un interessante documentazione storica ci viene offerta dai
diari di don Giotto Vegni, (1895 – 1984); ben 19 quaderni, scritti
a mano, che vanno dal 1915 al 1978. Qui di seguito, a distanza di
cento anni, rileggiamo con stupore e interesse la cronaca
meticolosa dell’allora seminarista Giotto Vegni, dei mesi di
gennaio e febbraio del 1922.
Il Palio di Pienza La corsa di San Matteo
(Canonica 12)
Pio e Pienza
Io, la nuova Pienza, che sorgo sull’alto colle, dirò io stessa la ragione del mio nome, Pio mi volle adorna d’un tempio e protetta da mura, e da piccolo borgo volle ch’io fossi città. Ordinò che la casa della sua famiglia, vicino alle mura, divenisse palazzo di marmo a toccare le stelle. Mi diede il nome, ed eletto secondo l’uso il senato, mi diede costumi cittadini e nuove leggi. Ma voi, borghi che sorgete d’intorno, non siate invidiosi: son io che generai Pio1. Così il Campano (Giovanni Antonio) ci narra dell’innalzamento del borgo di Corsignano in città, diventando Pienza. Tuttavia, non è in concomitanza di questo evento che viene istituita la corsa di San Matteo.
La damnatio memoriae delle opere d’arte pientine, il caso unico di un falso del tardo Ottocento (Canonica 12)
Per ragioni strane e misteriose che sfuggono alla nostra comprensione, non sono mai state ritrovate testimonianze, derivazioni, disegni preparatori o memorie che rappresentino opere o particolari architettonici della città di Pienza. E’ come se una damnatio memoriae avesse colpito questo splendido borgo subito dopo la morte di Enea Silvio Piccolomini, suo fondatore, e nessuno più volesse ricordare, attraverso copie o altre testimonianze artistiche, la bellezza della città di Pio.