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UNA RARA FIGURINA PIESCA

DI ALDO LO PRESTI

Ciò che fu detto (ed ancora si dice) per Orvieto, cioè il fatto d’essere «…una città dove innato è il sentimento dell’Arte»,1 si poteva (e si può) certamente dire anche per Pienza. E si è trattato (e si tratta) di  un “sentimento” coltivato in egual modo nelle nostre due carissime piccole patrie raccoglien-do reperti, opere d’arte, libri e manufatti d’ogni genere purché rispondenti alla sentita necessità di studiare (divertendosi) la propria storia (locale), trasformando molto spesso quest’attitudine virtuosamente erudita (quando non addirittura scientifica) in accanita attività collezionistica.

Ed a questo proposito, si potrà notare che non solo le “aste” più rinomate sono in grado di riportare alla luce collezioni private a specchio della memoria dei personaggi che le hanno (faticosamente) raccolte,2 visto che moltissime altre collezioni (forse meno chic ma egualmente attraenti) vengono disperse (per le più svariate ragioni) nei mercatini d’antiquariato sparsi ovunque nelle nostre regioni e nel sempre più scintillante mondo delle vendite on-line, facendoci intravvedere moltissime altre biografie accattivanti, sebbene anonime (o quasi).

E proprio scartabellando cataloghi, rovistando di qui e di la, cercando furiosamente in rete qualche curiosità capace di alimentare la nostra (insaziabile) curiosità, ci siamo imbattuti in una raffigurazione di un “luogo” piesco. Più precisamente si tratta di una figurina edita nel 1926 in Belgio, Italia e Germania dalla celebre ditta Liebig che faceva parte della serie n. 1184 dedicata ai Tesori architettonici del Lazio.3 Tale figurina illustra la fortezza edificata per volere di Pio II a Tivoli. Si ricorda che per le figurine «…esiste una data di nascita inequivocabile: il 1872, l’anno in cui un chimico tedesco, il barone Justus von Liebig, fondatore della società che porta tutt’ora il suo nome e che opera in campo alimentare, per cercare di stimolare le vendite del suo ‘estratto di carne’ decise di dare in omaggio delle figurine stampate in cromolitografia a chi acquistava un certo quantitativo dei suoi prodotti».4 E quella della Liebig è senza dubbio alcuno la collezione di figurine più famosa al mondo, distinguendosi da moltissime altre raccolte che gli fecero il “verso” (vedi ad esempio quelle prodotte dalla ditta Talmone)  per la qualità della stampa, come detto, in cromolitografia anche a 12 colori, la precisione dell’immagine (opera di artisti di buon livello che stamparono soprattutto per le note case litografiche Testu ed Massin, D. Hutinet, Champenoix e Klingenber)5 e la caratteristica di comporre per ogni “serie” di figurine non più di sei immagini (salvo rarissime eccezioni di qualche multiplo) corredate da una “spiegazione” precisa e, per quanto reso possibile dal poco spazio a disposizione, esauriente.

Una precisione didascalica che ha contribuito non poco alla fama delle Liebig nei vari paesi europei dove furono prodotte e distribuite gratuitamente e comunemente usate anche nelle scuole come sussidio didattico.6 La prima serie italiana è la n. 65 del celebre catalogo Sanguinetti, «…il più autorevole in materia, preparato dagli stessi Sanguinetti che sono i maggiori commercianti italiani di queste figurine giustamente definite d’antiquariato».7

La funzione “didattica” delle Liebig è testimoniata, ad esempio, da Alberto Pempinelli, tra i più agguerriti collezionisti di queste figurine, che ricorda quando, per coinvolgere i suoi quarantadue alunni, non bastando evidentemente i soli due libri di testo in uso negli anni Trenta, il sussidiario e l’antologia, il suo maestro a Torino «…tirava fuori l’Album delle figurine Liebig […] colorate, ben disegnate, essenziali, mai banali, riscuotendo un grande successo», assolvendo pienamente al loro compito di supporto alle lezioni.8

Il bel gioco Liebig, contrariamente a quanto accade di solito, non durò poco, anzi, la lunghissima storia delle Liebig finisce infatti nel 1972 dopo la stampa di oltre 11.000 tipi di figurine diverse,9 giungendo all’ultima serie, la 1866, dedicata al “Mondo animale”10 pubblicata nel 1972, con una coda nel 1978, anno in cui, «…il noto settimanale “Amica” fece fare delle ristampe da dare in omaggio ai propri lettori, ma i risultati ottenuti con le tecniche moderne non riuscirono ad eguagliare la qualità e la perfezione ottenute con le pazienti mani dell’uomo e le figurine ristampate sfigurarono al confronto delle figurine Liebig originali».11

Da notare, infine, nella rara figurina piesca, il tipico vasetto bianco in ceramica raffigurato in alto a destra con l’etichetta reclame recante la firma in facsimile in blu di Justus von Liebig, vasetti che scompariranno a partire dalle serie prodotte nel 1930.


NOTE:
1  Faina Eugenio, Discorso del Presidente del Comizio Agrario pronunciato nel Salone del Palazzo del Popolo il 21 giugno 1891, in Mostra Agraria e Concorsi Agricoli Industriali, Tipo-Litografia M. Marsili, Orvieto, 1891, p. 18.

2  Aspesi Natalia, Cigni d’oro e velluti. L’asta chic è un affare, in La Repubblica, lunedì 20 marzo 2017, p. 24.

3  Sanguinetti Orlando, Sanguinetti Oscar (a cura di), Catalogo illustrato specializzato delle Figurine e Menù “Liebig”. Arti Grafiche Colombo, Cusano M., 1989, p. 242.

4  Idem.

5 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie, in www.filateliasanguinetti.it

6 Coradeschi Sergio, Figurine da collezione, in Collezionismo italiano, Coged-Distribuzione Rizzoli Editore, Milano, s.d. [ma 1970], n. 24, p. 758.

7 Ivi, p. 761.

8 Pempinelli Alberto, Testimonianze riciclate della collezione Liebig (1904-1937), in Charta, a. XI, n. 57, marzo/aprile 2002, p. 60.

9 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie.., op. cit.

10 Coradeschi Sergio, Le favolose figurine Liebig, in Collezionismo italiano.., op. cit.,, p. 761.

11 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie.., op. cit.

IL BUON SECOLO DELLA PITTURA SENESE – INAUGURAZIONE 18 MARZO

IL BUON SECOLO DELLA PITTURA SENESE
 
Dalla Maniera moderna al Lume Caravaggesco
 
logoMontepulciano | San Quirico d’Orcia | Pienza
 
18 Marzo 2017 | 30 Giugno 2017
 
La grande mostra che si svolge in tre  straordinarie città gioiello del Senese, si ispira, nel titolo, ad una frase dell’abate Luigi Lanzi, storico dell’arte vissuto tra ‘700 e ‘800 ed è dedicata ad uno specifico periodo storico che va dagli inizi del XVI alla metà del XVII secolo, quando l’arte senese brillava di eccellenti e singolari personalità artistiche, a tutt’oggi, nella maggior parte dei casi, ancora troppo poco note al grande pubblico.
 
Allo scopo di migliorare la loro conoscenza, nasce l’idea di questa originale rassegna in cui le città di Montepulciano, S. Quirico d’Orcia e Pienza ospitano ciascuna, prendendo spunto da un capolavoro che si trova già sul loro territorio, una sezione espositiva dedicata ad un importante artista senese ed al suo ambiente. Ogni settore prevede, inoltre, un itinerario alla scoperta di opere altrettanto significative rispetto a quelle esposte ma che, per varie ragioni, sono rimaste nelle loro sedi originali. Questa soluzione permette di completare idealmente la visita con il valore aggiunto di percorrere e scoprire una terra splendida e magnificamente conservata. Tutte le opere in mostra provengono da prestigiose collezioni pubbliche e private, chiese ed istituzioni religiose, allo scopo di  donare ai visitatori una visione quanto più esaustiva possibile di un grande secolo un poco dimenticato.
locandina
Prima Sezione:
 
Domenico Beccafumi, l’artista da giovane
 
Montepulciano, Museo Civico Pinacoteca Crociani.
 
Partendo dal felice ritrovamento di un’opera documentata dell’attività giovanile di Domenico Beccafumi, la S. Agnese Segni del Museo Civico, la sezione si occupa di illustrare, dapprima, i documenti e le testimonianze che hanno reso possibile la nuova attribuzione e, successivamente, di analizzare le notevoli problematiche inerenti la personalità artistica del  giovane Beccafumi,  ospitando un nutrito numero di sue opere assieme a capolavori del Sodoma, di Girolamo Genga, Fra’ Bartolomeo, Andrea del Brescianino, Girolamo di Giovanni del Pacchia e Lorenzo di Mariano detto il Marrina, protagonisti dell’ambiente artistico senese nel primo decennio del’500.
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Seconda Sezione:
 
Dal Sodoma al Riccio: la pittura senese negli ultimi decenni della Repubblica
 
San Quirico d’Orcia, Palazzo Chigi Zondadari
 
Il dipinto attorno al quale si dipana il percorso è la Madonna col Bambino e i Santi Leonardo e Sebastiano di Bartolomeo Neroni detto il Riccio, appartenente alla Compagnia del Santissimo Sacramento di San Quirico d’Orcia. La sezione prende quindi in esame il periodo artistico che va dalla tarda attività del Sodoma, di cui sono presenti diverse e importanti opere, comprendendo anche dipinti eseguiti da significative personalità quali Giorgio di Giovanni, Marco Pino e Giomo del Sodoma, per concludersi con un’ampia rassegna dedicata alla notevole produzione di Bartolomeo Neroni detto il Riccio.
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Terza Sezione:
 
Francesco Rustici detto il Rustichino, caravaggesco gentile e il naturalismo a Siena
 
Pienza, Conservatorio S. Carlo Borromeo
 
La presenza, nella chiesa di S. Carlo Borromeo a Pienza, di una splendida pala di Francesco Rustici raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Carlo Borromeo, Francesco, Chiara, Caterina e Giovanni Battista, permette di costruire attorno a quest’opera una interessante esposizione riguardante principalmente l’attività del Rustichino, di cui sono presenti, riuniti insieme per la prima volta, diversi capolavori.
 
La sezione si prefigge anche lo scopo di illustrare l’ambiente familiare in cui avvenne la prima formazione del pittore, con dipinti di Alessandro Casolani e Vincenzo Rustici, proponendo anche opere di quelle personalità artistiche che tanta importanza ebbero nella sua evoluzione stilistica, quali, ad esempio, Orazio Gentileschi e Antiveduto Gramatica e si chiude con una rassegna di dipinti eseguiti da pittori senesi suoi contemporanei come Rutilio e Domenico Manetti, Bernardino Mei, Astolfo Petrazzi e Niccolò Tornioli che, in misura diversa tra loro, subirono l’influsso della pittura naturalista.
Tutte e tre le sezioni, ed è una caratteristica importante del progetto, si aprono al territorio. Invitano cioè il visitatore ad andare alla scoperta di altre opere custodite da pievi, monasteri, conventi, palazzi, piccoli borghi del meraviglioso territorio della Val d’Orcia. Una occasione imperdibile per chi voglia scoprire i tesori conservati nei luoghi più segreti e suggestivi di questa terra che non a caso è  Patrimonio dell’Umanità.
 
COMITATO PROMOTORE
 
Comune di Montepulciano
Comune di Pienza
Comune di San Quirico d’Orcia

Fondazione Musei Senesi
Direzione Polo Museale della Toscana
Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo
 
Diocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa, Montalcino
Diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza

Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali – Università degli Studi di Siena
Regione Toscana
 
PRESIDENTE DELLE MOSTRE
Antonio Paolucci
CURATORI
Montepulciano: Alessandro Angelini, Roberto Longi
Pienza: Marco Ciampolini, Roggero Roggeri
San Quirico d’Orcia: Gabriele Fattorini, Laura Martini
INFO PRATICHE:

Biglietti: Intero € 12,00 Ridotto € 6,00
(per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, titolari di apposite convenzioni, studenti universitari con tesserino,  residenti nella provincia di Siena) Speciale € 5,00 (per scolaresche delle scuole secondarie, a partire dai 12 anni)
Speciale scuole dei Comuni dell’area Val di Chiana – Val d’Orcia € 2,00 (gratis sotto i 12 anni)
Gratuito (per bambini fino ai 12 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino).
Un unico ticket per tre sedi espositive!
Le strutture ricettive possono ritirare le cartoline della mostra presso la Biblioteca Comunale e presso il banco informazioni nell’atrio di Palazzo Chigi , San Quirico d’Orcia.
Orario di visita
da lunedì a domenica: 10.30-18.30. Chiuso il martedì
 
Info point
T 0578748359 | 0578757341
 
Contatti
ilbuonsecolodellapitturasenese@gmail.com
Sito
https://ilbuonsecolodellapitturasenese.wordpress.com
Con sezioni di presentazione in francese, inglese, tedesco

Pienza di luce per Mario Luzi

MOSTRA  A PIENZA PER MARIO LUZI IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA TOSCANA

La mostra, presentata dal Centro Studi Mario Luzi La Barca, sostenuta dal Comune di Pienza, Assessorato alla cultura, ideata e curata da Giovanna M. Carli, in collaborazione con Alfiero Nino Petreni, celebra la Festa della Toscana, incardinandosi nel valore, portato avanti dalle riforme di Pietro Leopoldo, di innovazione, tradizione e comunità.
Una scelta precisa, quella del progetto, che si colloca non solo tra tradizione e modernità, ma anche e soprattutto nel rievocare l’uso delle tradizioni, il ritorno alle eredità, come forza di ispirazione, come punto di appoggio per rinnovare sia la creatività e che le responsabilità civiche di un’intera comunità.
Per questo il Centro Studi Mario Luzi La Barca propone, per rivivere quel clima di futuro e tradizione, una mostra corale, comunitaria, presentando le opere degli artisti: Mario Biagiotti, Emo Formichi, Agnese Mammana, Enrico Paolucci, Piero Sbarluzzi. La mostra è stata concepita in onore della Festa della Toscana stessa e a ricordo di Mario Luzi, scomparso il 28 febbraio 2005. Durante la serata inaugurale, nel Palazzo Comunale di Pienza, saranno lette le poesie Il seme, Mi guarda Siena, Sia detto e Ab Inferis, quest’ultima composta, come ricorda Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana, in occasione della nascita della Festa stessa e contro la pena di morte.

Museo diocesano d’arte sacra
Chiesta di San Francesco
53026 Pienza (Si)
Tel. 0578 749905 – 0578 749071 (Ufficio Turistico)

martedì 28 febbraio 2017 – martedì 28 marzo 2017

Ingresso libero

Vernissage
Palazzo Comunale
Piazza Pio II, ore 17.30

Intervengono Fabrizio Fé, Sindaco di Pienza
Giampietro Colombini, Assessore alla cultura
Giovanna M. Carli, storica e critica d’arte,
ideatrice e curatrice della mostra
Alfiero Nino Petreni, Presidente del Centro Studi Mario Luzi “La Barca”
Gli artisti: Mario Biagiotti, Emo Formichi, Agnese Mammana, Enrico Paolucci, Piero Sbarluzzi

BIBLIOGRAFIA “STORIA DI DUE AMANTI”

A cura di Aldo Lo Presti

Se l’ambientazione della celeberrima “Historia de duobus amantibus Eurialo et Lucretia” è senese  (per quanta naturale familiarità  vi ebbe l’autore, Enea Silvio Piccolomini, non ancora papa) il tema affrontato, quello dell’amore extraconiugale è, al contrario, tutt’altro che “locale”, così che, proprio in virtù della sua universalità, questa novella (tra le più importanti novelle latine umanistiche, come non ha mancato di far notare Gabriella Albanese) ha visto in azione sia botteghe amanuensi,  sia più moderne tipografie.

Continua la lettura di BIBLIOGRAFIA “STORIA DI DUE AMANTI”

La sismicità nella terra di Pio II – CONVEGNO

logo-ordinecopiaIl prossimo 23 gennaio (lunedi, ore 9.00 – 13.30), l’Ordine degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Siena organizza a Pienza un convegno sulla tematica della sismicità e degli interventi di prevenzione realizzati. Il convegno, oltre agli iscritti, è aperto a tutta la cittadinanza e si svolgerà secondo il seguente programma:

ORE 9.00 – Iscrizione partecipanti
Saluto dell’Amministrazione Comunale e dell’Ordine Architetti PPC di Siena (Arch. Alessandro CECCHERINI)

INTERVENTI: (modera l’Arch. Rosa Maria TRENTADUE)

Dott. Alessandro AMATO_ (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) – TERREMOTI E PERICOLOSITA’ SISMICA IN TOSCANA

Arch. Giuseppe STARO_(Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio) – L’APPROCCIO CULTURALE AL PROGETTO DI RESTAURO
Linee Guida ministeriali: il caso del Duomo di Pienza

Ing. Ilario GALLINELLA_ (Studio STIG) – LE OPERE DI ADEGUAMENTO SISMICO DELLA SCUOLA ELEMENTARE DI PIENZA_

Arch. Marina GENNARI_ (Coord. Prov. Architetti Protezione Civile CNA)  – ARCHITETTI E TERREMOTI: PREVENZIONE, EMERGENZA, RICOSTRUZIONE_

ORE 13.30 – Chiusura dei Lavori

PER INFORMAZIONI:Ordine Architetti Siena

Per approfondire la tematica dei terremoti a Pienza e nel territorio circostante vedi l’articolo TERREMOTI A PIENZA

 

IL CAMPANO, IL POETA DEI DUE AMORI

copertinaIL CAMPANO 
Il poeta dei due amori alla corte di Pio II  di Fabio Pellegrini

E’ uscito il nuovo libro di Fabio Pellegrini che integra la collana dedicata ai “pieschi”; ai saggi su Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, sul Cardinale Iacopo Ammannati e su Niccolò Forteguerri, si aggiunge la figura del Campano, poeta umanista e fedele amico dell’Ammannati e di Pio II. Con la prefazione di Giampietro Colombini ed un intervento di Marco Montori, il nuovo testo illustra il ruolo di Gianantonio Campano nelle corti rinascimentali con particolare attenzione al rapporto con Enea Silvio Piccolomini e gli altri compagni di viaggio del Papa umanista. Pubblichiamo stralci della prefazione  di Colombini.

[…] Giovanni Antonio de Teolis, detto Gianantonio Campano, di umili origini ma di elevatissimo intelletto, rappresenta in modo significativo il prototipo dell’umanista: l’uomo è “faber fortunae suae”, cioè artefice del proprio destino, in quanto può costruire la propria ricchezza e la propria felicità attraverso la sua fatica, la sua intelligenza; la storia del poeta assomiglia per certi aspetti proprio a quella di Enea Silvio Piccolomini, partito dalla misera Corsignano e giunto al soglio pontificio solo in virtù della sue capacità personali e intellettive. Dopo un importante periodo di formazione culturale e politica a Perugia, il Campano, nato nel 1429 a Cavelle, piccolo villaggio di Galluccio, già allievo di Lorenzo Valla e di altri illustri letterati, diviene amico carissimo di Jacopo Ammannati, cardinale di Pavia, col quale, inviando in dono uva del suo paese, così si esprime: “E’ sana, vigorosa, non inferiore al miele imetteo. Niente di meglio produce la mia Cavelle, il Villaggio paterno reso famoso dal mio ingegno. Lì sono nato e quali siano i miei costumi ed il mio talento te lo dirà questa dolce uva che ti mando.”
Ed è grazie al rapporto con l’Ammannati che il Campano a Mantova entra in contatto con la cerchia più ristretta di Pio II, e le sue doti di prontezza di spirito e di risposta gli valsero la benevolenza del papa: è nota la scena sul Mincio, ave Pio II scambiò epigrammi con i suoi intimi, tra i quali si trovava il Campano. Il Piccolomini non scelse mai a caso o per mera opportunità i propri collaboratori nei quali sempre ricercò spiccato intelletto e apertura mentale verso i canoni umanistici e da ciascuno dei suoi sodali ottenne gratitudine, amicizia disinteressata e sincera ammirazione; se l’Ammannati ha rappresentato per Pio II l’affetto e la dedizione di un fratello, se il Forteguerri ha offerto al pontefice l’esperienza bellica e la totale fedeltà di “soldato”, se il Platina ha donato la propria conoscenza alla “causa” umanistica, il Campano deve considerarsi colui che più di ogni altro si avvicinò come approccio culturale, letterario e storia personale al pontefice pientino, ed è per questo che Pio II volle garantire al poeta prediletto i privilegi di una carica ecclesiastica “improbabile”, tenuto conto della mondanità e dell’insofferenza verso le austere gerarchie ecclesiastiche per le quali il Campano più volte si distinse. Il Campano fu anche “trait d’union” tra il defunto Enea Silvio e il nipote Francesco Todeschini Piccolomini, cardinale e futuro papa con il nome di Pio III, al quale il poeta seppe trasmettere la forza del pensiero politico e culturale di Enea Silvio Piccolomini; il breve epilogo del pontificato (venti giorni) impedì a Pio III la possibilità di dare continuità al progetto iniziato dallo zio … ma questa è un’altra storia. […]

Il volume in formato tascabile, è stato stampato dalla Tipografia Artè di Città della Pieve (PG) nel dicembre 2016 ed è composto da 100 pagine.

In copertina: Il Campano ritratto dal Pinturicchio nell’affresco della Libreria Piccolomini del Duomo di Siena in cui Pio II canonizza Santa Caterina da Siena.

SBARLUZZI: UNA STORIA DI AMICIZIA

Pubblichiamo il libretto edito da Polistampa a Novembre del 2016 che narra una “micro-storia” di quelle che danno però il senso alla vita professionale e alla storia personale di un artista come Piero Sbarluzzi.

L’anno di Sbarluzzi si è concluso in crescendo, con una mostra personale di opere a tema religioso (Chiesa di San Francesco, 6 agosto – 2 novembre 2016) e con l’esposizione delle sue sculture più belle nel contesto della cantina Forte, presso il Podere Petrucci (Castiglione d’Orcia). Due eventi che hanno dato il giusto spazio al tenace artista pientino che si è guadagnato negli anni una meritata notorietà.

Alleghiamo il piccolo e_book in formato PDF, curato da Nino Petreni, amico e affezionato “cultore” di Sbarluzzi, dove sono pubblicati alcuni inediti acquarelli che illustrano la micro-storia di amicizia e di condivisione artistica tra Piero, Don Flori e Don Coltellini e che costituisce una ulteriore occasione per conoscere Piero ed il suo mondo pientino.

Testo storia-di-un-viaggio-in-vespa.pdf

 





PRESENTAZIONE DI CANONICA 6 – 10 DICEMBRE 2016

Sabato 10 dicembre 2016 alle ore 17 nella Biblioteca Comunale di Pienza, per iniziativa del Centro Studi Pientini, è stato presentato il numero 6 della rivista CANONICA

copertina_6La pubblicazione, giunta al sesto numero annuale, accoglie ben nove articoli inediti su Pio II, Pienza e la sua storia antica e recente. All’incontro erano presenti alcuni tra gli autori degli articoli pubblicati per illustrare il proprio lavoro e le motivazioni di tanto interesse per la nostra cittadina, la sua arte ed i suoi protagonisti.

Sono stati graditi ospiti dell’iniziativa gli studiosi di Matelica, Matteo Parrini e Rita Boarelli del Centro Studi Storici “Don Enrico Pocognoni” che hanno contribuito con due articoli alla rivista, svelando anche un inedito affresco raffigurante Pio II accolto dai delegati del Comune di Sassoferrato e alcune bolle esecutorie di diritti feudali con il sigillo papale del 1462.

La rivista Canonica nasce nel 2011 come strumento di divulgazione del Centro Studi, viene pubblicata in formato digitale nel sito e viene stampata su richiesta dei lettori che seguono ed incoraggiano l’attività del Centro medesimo. E’ giunta quest’anno al sesto numero ed ha avuto ben ventotto studiosi quali autori di articoli di vario genere e argomento.

Il Centro è sorto nel 2010 per iniziativa di studiosi e ricercatori locali, che da subito hanno cercato di raccogliere, divulgare, incoraggiare e promuovere la ricerca e lo studio della storia pientina, ampliando ogni anno la cerchia dei collaboratori e delle persone interessate ai contenuti.  Il sito internet del Centro raccoglie tutti i numeri della rivista ed altri articoli appositamente redatti per essere divulgati on-line, oltre alle informazioni per contattare il centro e farne parte.

Sabato 22 dicembre – Ore 17.00

BIBLIOTECA COMUNALE DI PIENZA (SI)

segreteria@centrostudipientini.it

Anonimo umbro-marchigiano, prima metà XVI secolo, Pio II in trono con ai piedi due delegati sassoferratesi che gli consegnano le chiavi del paese, affiancato dai cardinali sassoferratesi Perotti, Oliva con accanto il suo segretario Campana cinto d’alloro, 1460 (Sassoferrato, Palazzo dei Priori)

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LA PRESENTAZIONE DEL “DE ASIA” – 22 OTTOBRE 2016

PUBBLICO INTERESSATO E COINVOLTO DALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME DE ASIA DI ENEA SILVIO PICCOLOMINI

CopertinaSi è tenuta sabato 22 ottobre a Palazzo Piccolomini, per iniziativa del Centro Studi Pientini, la presentazione del volume ASIA (De Asia, 1461), nella traduzione ed edizione curata da Remigio Presenti e Manlio Sodi. Molti i partecipanti che hanno potuto visionare le antiche edizioni a stampa illustrate da Francesco Dondoli nella Biblioteca del palazzo.

La sala di Palazzo Piccolomini durante l’incontro. Da sinistra Dondoli, Carnesecchi, Colombini, Bindi, Presenti, Sodi.

L’opera è stata progettata nel 2014, in occasione del 550° anniversario della morte di Pio II, ed è stata stampata nell’Aprile di quest’anno per le edizioni IF Press di Roma, con il contributo della Diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza e del Rotary International.

Francesco Dondoli illustra le edizioni a stampa del DE ASIA nella Biblioteca di Palazzo Piccolomini
Francesco Dondoli illustra le edizioni a stampa del DE ASIA nella Biblioteca di Palazzo Piccolomini

 A distanza di quasi cinque secoli dall’edizione veneziana in volgare del 1544, il trattato De Asia, grazie a questo lavoro, è stato nuovamente tradotto e pubblicato in italiano. Con l’edizione-traduzione del De Europa, avvenuta nel 2010, è ora quindi possibile leggere in lingua italiana moderna le due maggiori opere di carattere storico-geografico di Enea Silvio Piccolomini

La pubblicazione del De Asia, che oltre alle note dei curatori presenta una dotta introduzione di Serge Stolf dell’Università di Grenoble e una dettagliata appendice bibliografica di Francesco Dondoli, appassionato ricercatore della figura e della storia editoriale di Pio II, intende contribuire a far si che la figura di Enea Silvio Piccolomini continui ad interpellare la cultura e le coscienze odierne. Ricordiamo che Pio II, nelle sue opere di geografia, molto apprezzate e conosciute dai suoi contemporanei (è noto che Cristoforo Colombo possedesse il De Asia, come risulta dal testo da lui annotato ora conservato a Siviglia) è mosso dall’interesse della descrizione dei siti e della storia passata, ma anche dalla possibilità di capire il mondo presente e in prospettiva i processi politici e sociali di lunga durata.

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La presentazione si è tenuta in una sala a piano terra del Palazzo Piccolomini; dopo i brevi saluti dei rappresentanti del Centro Studi Pientini del Comune di Pienza (che patrocina l’evento) e della Società Esecutori Pie Disposizioni che ospita l’iniziativa, gli autori Remigio Presenti e Manlio Sodi hanno illustrato il loro lavoro di traduzione e di ricerca. Al termine, Francesco Dondoli – nell’ampia sala della Biblioteca del Palazzo Piccolomini aperta per l’occasione – ha illustrato i testi a stampa originali delle edizioni del De Asia, tra cui la preziosa edizione del 1477 stampata a Venezia.

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Sabato 22 ottobre 2016 – Ore 16.00

PALAZZO PICCOLOMINI – PIENZA (SI)

segreteria@centrostudipientini.it