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UNA RARA FIGURINA PIESCA

DI ALDO LO PRESTI

Ciò che fu detto (ed ancora si dice) per Orvieto, cioè il fatto d’essere «…una città dove innato è il sentimento dell’Arte»,1 si poteva (e si può) certamente dire anche per Pienza. E si è trattato (e si tratta) di  un “sentimento” coltivato in egual modo nelle nostre due carissime piccole patrie raccoglien-do reperti, opere d’arte, libri e manufatti d’ogni genere purché rispondenti alla sentita necessità di studiare (divertendosi) la propria storia (locale), trasformando molto spesso quest’attitudine virtuosamente erudita (quando non addirittura scientifica) in accanita attività collezionistica.

Ed a questo proposito, si potrà notare che non solo le “aste” più rinomate sono in grado di riportare alla luce collezioni private a specchio della memoria dei personaggi che le hanno (faticosamente) raccolte,2 visto che moltissime altre collezioni (forse meno chic ma egualmente attraenti) vengono disperse (per le più svariate ragioni) nei mercatini d’antiquariato sparsi ovunque nelle nostre regioni e nel sempre più scintillante mondo delle vendite on-line, facendoci intravvedere moltissime altre biografie accattivanti, sebbene anonime (o quasi).

E proprio scartabellando cataloghi, rovistando di qui e di la, cercando furiosamente in rete qualche curiosità capace di alimentare la nostra (insaziabile) curiosità, ci siamo imbattuti in una raffigurazione di un “luogo” piesco. Più precisamente si tratta di una figurina edita nel 1926 in Belgio, Italia e Germania dalla celebre ditta Liebig che faceva parte della serie n. 1184 dedicata ai Tesori architettonici del Lazio.3 Tale figurina illustra la fortezza edificata per volere di Pio II a Tivoli. Si ricorda che per le figurine «…esiste una data di nascita inequivocabile: il 1872, l’anno in cui un chimico tedesco, il barone Justus von Liebig, fondatore della società che porta tutt’ora il suo nome e che opera in campo alimentare, per cercare di stimolare le vendite del suo ‘estratto di carne’ decise di dare in omaggio delle figurine stampate in cromolitografia a chi acquistava un certo quantitativo dei suoi prodotti».4 E quella della Liebig è senza dubbio alcuno la collezione di figurine più famosa al mondo, distinguendosi da moltissime altre raccolte che gli fecero il “verso” (vedi ad esempio quelle prodotte dalla ditta Talmone)  per la qualità della stampa, come detto, in cromolitografia anche a 12 colori, la precisione dell’immagine (opera di artisti di buon livello che stamparono soprattutto per le note case litografiche Testu ed Massin, D. Hutinet, Champenoix e Klingenber)5 e la caratteristica di comporre per ogni “serie” di figurine non più di sei immagini (salvo rarissime eccezioni di qualche multiplo) corredate da una “spiegazione” precisa e, per quanto reso possibile dal poco spazio a disposizione, esauriente.

Una precisione didascalica che ha contribuito non poco alla fama delle Liebig nei vari paesi europei dove furono prodotte e distribuite gratuitamente e comunemente usate anche nelle scuole come sussidio didattico.6 La prima serie italiana è la n. 65 del celebre catalogo Sanguinetti, «…il più autorevole in materia, preparato dagli stessi Sanguinetti che sono i maggiori commercianti italiani di queste figurine giustamente definite d’antiquariato».7

La funzione “didattica” delle Liebig è testimoniata, ad esempio, da Alberto Pempinelli, tra i più agguerriti collezionisti di queste figurine, che ricorda quando, per coinvolgere i suoi quarantadue alunni, non bastando evidentemente i soli due libri di testo in uso negli anni Trenta, il sussidiario e l’antologia, il suo maestro a Torino «…tirava fuori l’Album delle figurine Liebig […] colorate, ben disegnate, essenziali, mai banali, riscuotendo un grande successo», assolvendo pienamente al loro compito di supporto alle lezioni.8

Il bel gioco Liebig, contrariamente a quanto accade di solito, non durò poco, anzi, la lunghissima storia delle Liebig finisce infatti nel 1972 dopo la stampa di oltre 11.000 tipi di figurine diverse,9 giungendo all’ultima serie, la 1866, dedicata al “Mondo animale”10 pubblicata nel 1972, con una coda nel 1978, anno in cui, «…il noto settimanale “Amica” fece fare delle ristampe da dare in omaggio ai propri lettori, ma i risultati ottenuti con le tecniche moderne non riuscirono ad eguagliare la qualità e la perfezione ottenute con le pazienti mani dell’uomo e le figurine ristampate sfigurarono al confronto delle figurine Liebig originali».11

Da notare, infine, nella rara figurina piesca, il tipico vasetto bianco in ceramica raffigurato in alto a destra con l’etichetta reclame recante la firma in facsimile in blu di Justus von Liebig, vasetti che scompariranno a partire dalle serie prodotte nel 1930.


NOTE:
1  Faina Eugenio, Discorso del Presidente del Comizio Agrario pronunciato nel Salone del Palazzo del Popolo il 21 giugno 1891, in Mostra Agraria e Concorsi Agricoli Industriali, Tipo-Litografia M. Marsili, Orvieto, 1891, p. 18.

2  Aspesi Natalia, Cigni d’oro e velluti. L’asta chic è un affare, in La Repubblica, lunedì 20 marzo 2017, p. 24.

3  Sanguinetti Orlando, Sanguinetti Oscar (a cura di), Catalogo illustrato specializzato delle Figurine e Menù “Liebig”. Arti Grafiche Colombo, Cusano M., 1989, p. 242.

4  Idem.

5 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie, in www.filateliasanguinetti.it

6 Coradeschi Sergio, Figurine da collezione, in Collezionismo italiano, Coged-Distribuzione Rizzoli Editore, Milano, s.d. [ma 1970], n. 24, p. 758.

7 Ivi, p. 761.

8 Pempinelli Alberto, Testimonianze riciclate della collezione Liebig (1904-1937), in Charta, a. XI, n. 57, marzo/aprile 2002, p. 60.

9 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie.., op. cit.

10 Coradeschi Sergio, Le favolose figurine Liebig, in Collezionismo italiano.., op. cit.,, p. 761.

11 Sanguinetti Oscar, Sanguinetti Orlando, Storia delle figurine pubblicitarie.., op. cit.

PRESENTAZIONE DI CANONICA 6 – 10 DICEMBRE 2016

Sabato 10 dicembre 2016 alle ore 17 nella Biblioteca Comunale di Pienza, per iniziativa del Centro Studi Pientini, è stato presentato il numero 6 della rivista CANONICA

copertina_6La pubblicazione, giunta al sesto numero annuale, accoglie ben nove articoli inediti su Pio II, Pienza e la sua storia antica e recente. All’incontro erano presenti alcuni tra gli autori degli articoli pubblicati per illustrare il proprio lavoro e le motivazioni di tanto interesse per la nostra cittadina, la sua arte ed i suoi protagonisti.

Sono stati graditi ospiti dell’iniziativa gli studiosi di Matelica, Matteo Parrini e Rita Boarelli del Centro Studi Storici “Don Enrico Pocognoni” che hanno contribuito con due articoli alla rivista, svelando anche un inedito affresco raffigurante Pio II accolto dai delegati del Comune di Sassoferrato e alcune bolle esecutorie di diritti feudali con il sigillo papale del 1462.

La rivista Canonica nasce nel 2011 come strumento di divulgazione del Centro Studi, viene pubblicata in formato digitale nel sito e viene stampata su richiesta dei lettori che seguono ed incoraggiano l’attività del Centro medesimo. E’ giunta quest’anno al sesto numero ed ha avuto ben ventotto studiosi quali autori di articoli di vario genere e argomento.

Il Centro è sorto nel 2010 per iniziativa di studiosi e ricercatori locali, che da subito hanno cercato di raccogliere, divulgare, incoraggiare e promuovere la ricerca e lo studio della storia pientina, ampliando ogni anno la cerchia dei collaboratori e delle persone interessate ai contenuti.  Il sito internet del Centro raccoglie tutti i numeri della rivista ed altri articoli appositamente redatti per essere divulgati on-line, oltre alle informazioni per contattare il centro e farne parte.

Sabato 22 dicembre – Ore 17.00

BIBLIOTECA COMUNALE DI PIENZA (SI)

segreteria@centrostudipientini.it

Anonimo umbro-marchigiano, prima metà XVI secolo, Pio II in trono con ai piedi due delegati sassoferratesi che gli consegnano le chiavi del paese, affiancato dai cardinali sassoferratesi Perotti, Oliva con accanto il suo segretario Campana cinto d’alloro, 1460 (Sassoferrato, Palazzo dei Priori)

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Il Podere nel Libro

Aldo Lo Presti

Il Podere nel Libro
Francesco Caroti al Capriola di Monticchiello

(Canonica 6 – pag. 101)

Dal momento che «…per farsi un’idea precisa del carattere e dell’anima di un individuo che non si conosce, nulla havvi di meglio che dare uno sguardo ai pochi o molti libri da esso posseduti», cosa si poteva sperare di più, volendo e desiderando tratteggiare la biografia del “poliziano” Francesco Caroti (Montepulciano, 7 novembre 1897 – 19 ottobre 1974) che, come vedremo, dal 12 ottobre al 18 novembre del 1943, si fece, suo malgrado, “monticchiellese”, se non rintracciarne alcuni libri in una generosa rigatteria immersa nella campagna toscana?…

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>Il Podere nel Libro

PARACARRI PIENTINI

I “paracarri” di Pienza
di Aldo Lo Presti

Interessarsi dei cosiddetti “paracarri” o “scansaruote”, veri e propri “strappi del passato” (per usare le parole di Gadda) e già utilizzati a Pompei per delimitare le vie pedonali, trova una doppia ragione nel loro essere “…parte del paesaggio urbano e allo stesso tempo testimonianza di cultura materiale”.[1]

Manufatti che però, alla stregua di ogni altro dettaglio paesaggistico urbano (come le diverse tipologie degli ormai del tutto inutili “nettascarpe”) la cui efficacia s’è ormai degradata, rischiano una non certo auspicabile invisibilità se non addirittura un’oggettiva distruzione a causa della loro “sommersione” per via di progressive asfaltature delle strade o dei cortili interni degli edifici.[2]

Si ricorda, a tale proposito, che i “paracarri” altro non sono se non quelle colonnette o piccole piramidi sistemati presso gli spigoli dei portoni per salvaguardarne l’integrità che veniva messa a repentaglio dai mozzi delle ruote dei carri che vi transitavano.

Tali “paracarri” erano fabbricati generalmente in pietra (oppure frutto di spoliazione e riutilizzo di antichi reperti romani, come nel caso di Venafro o Brindisi) ma anche in ferro o in ghisa, come quelli decorati con foglie d’acanto stilizzate[3] che sopravvivono presso l’ingresso di “servizio” del palazzo Piccolomini a Pienza.

La durezza e solidità del materiale dei “dissuasori” pientini, ha impedito la formazione dei tipici solchi causati dalle ruote dei carretti che vi urtavano ogni giorno (come non ha tralasciato di segnalare Proust nella Recherche); si tratta di una tipologia riferibile alla seconda metà del XIX sec., la stessa che si rintraccia, ad esempio, sia in via del Seminario a Roma,[4] e più precisamente all’altezza del numero civico 87, sia ad Orvieto a far da guardia al portone laterale del palazzo Gualterio di C.so Cavour.

La coppia di “paracarri” orvietani, esempio residuale di decoro cittadino modellato in fusione, e gli analoghi “gemelli” pientini, sono gli ultimi manufatti esistenti in metallo, muti e silenziosi testimoni di un’epoca di “buone maniere” (volenti o nolenti) quasi del tutto fuori moda.

E si scrive “quasi” per un estremo sussulto di ottimismo.

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[1] Colanzigari Olga, Guidi Alessandro, Archeologia del nettascarpe. La cultura sotto i piedi, in Atti del quarto convegno di Etnoarcheologia, Roma, 17-19 maggio 2006, Archaeoress Publischers of British Archaeologicl Reports, Oxford, p. 17.

[2]  Maroni Lumbroso Matizia, L’età del cavallo. Ricerche 1969-1976. Fondazione Marco Besso, Roma, 1977, pp. 9, 11, 12.

[3] «È a tutti noto il racconto che fa Vitruvio circa l’origine del capitello corinzio, attribuendone l’invenzione all’orafo Callimaco, che volle in un capitello imitare un cespo di acanto fiorito intorno ad un paniere […] L'abuso fatto in tutte le età, in Italia e fuori, della foglia d'acanto è dovuto non solo alla bellezza della pianta, ma soprattutto alla sua natura flessuosa, per cui può facilmente prestarsi, senza subire variazioni disarmoniche, alle decorazioni più varie». Vedi: http://www.treccani.it/enciclopedia/acanto.

[4] Maroni Lumbroso Matizia, L’età del cavallo…, op. cit., pp. 9, 11, 12.

Pubblicato il libro GUIDA ALLE GUIDE DI PIENZA

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La copertina del libro di Aldo Lo Presti

E’ stato pubblicato da Immagina Sas il volume GUIDA ALLE GUIDE DI PIENZA, di Aldo Lo Presti.

Si tratta di una documentata raccolta delle pubblicazioni “turistiche” su Pienza, preceduta da un ampio commento sulla loro storia e la loro importanza nel panorama delle guide storico-artistiche italiane. Dal primo testo della fine dell’Ottocento fino alla più recente guida uscita nel 2013.

Dopo una prima uscita “riservata”, il volume è stato stampato e distribuito nelle librerie e negli uffici informazioni di Pienza da Immagina Sas. (Ottobre 2015)

Formato 17 x 24, in brossura, pagine 102 a colori.