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Notizie su Pienza ed il suo territorio, manifestazioni, eventi, mostre e iniziative culturali.

ARTICOLO RIVISTA “MEDIOEVO”

Su indicazione dell’amico Ciacci Cristiano, segnaliamo ai visitatori del sito un dossier su Pio II nel numero di maggio della rivista MEDIOEVO. Seguite il LINK che porta al sito della rivista.

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Numero 220
Maggio 2015

Nel numero di Maggio: Maria, Giovanni dalle Bande Nere, gli eserciti comunali, il Palazzo della Ragione, e il Dossier dedicato a Pio II.

 

 

CROLLO DEL MONUMENTO AI CADUTI

Giovedi 5 marzo, a causa del fortissimo vento che ha sradicato vari alberi, è stato distrutto il monumento ai caduti della prima guerra mondiale nel giardino di Piazza Dante Alighieri. Una grossa conifera alta più di quindici metri è rovinata sul monumento, che è stato ridotto in  pezzi.

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L’albero caduto sul Monumento.

Oggetto di un probabile progetto di restauro in occasione della ricorrenza dei cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia, il monumento ha subito invece l’amara sorte della distruzione.

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Le rovine del monumento

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SANT’ANGELO IN COLLE

SANT’ANGELO IN COLLE
A guardia dei confini di Siena in età Medievale

Il Centro Studi Pientini allarga i suoi orizzonti per arrivare ai confini della Val d’Orcia, sui baluardi di Sant’Angelo in Colle, pubblicando in anteprima il testo integrale della presentazione di Mario Ascheri del libro di Anabel Thomas, che sarà presentato a Sant’Angelo venerdi 27 marzo 2015 alle ore 18.30. Ringraziamo l’autrice per il materiale che ci ha inviato e speriamo presto di averla tra gli autori della nostra rivista Canonica, con i suoi testi e le sue approfondite ricerche storiche.

Presentazione di Mario Ascheri

copertina_thomasQuando ho ricevuto l’edizione inglese del libro che qui presentiamo in lingua italiana ebbi un attimo (lungo) di ammirazione e di invidia. Che l’editoria inglese sia in grado di pubblicare studi analitici come quello di Anabel Thomas su un paese della bella Toscana (in particolare tra Duecento e Trecento) per di più neppure compreso entro i confini del Chiantishire mi apparve subito una cosa enorme. Anche per l’eleganza del volume, rilegato con sovra-coperta a colori e una serie di belle illustrazioni, anche a colori, nell’interno. Da noi sarebbe difficile un’impresa del genere, e molto. Alla fine ho trovato un insieme di concause, a parte la evidente maggiore fiducia nel futuro dell’editoria inglese (che ha anche generosamente concesso i diritti per la traduzione), evidentemente operante oggi in un contesto assai meno problematico del nostro.

La prima concausa è che Sant’Angelo è in un’area che grazie alla viticoltura in pochi decenni ha saputo scalare varie graduatorie a livello mondiale. ‘Agricola’ si può dire quell’area, certo, ma allora la si deve qualificare per non far prendere lucciole per lanterne. E con il vino raffinato anche il suo ambiente ne è risultato esaltato. Certo non migliorato, perché bellissimo era anche prima, ma da esser ‘visto’ per quello che merita, con occhi più attenti, con ammirazione crescente. La seconda concausa è che l’Autrice è donna colta, ben nota agli storici dell’arte per le sue precedenti
monografie (The Painter’s Practice in Renaissance Tuscany, Cambridge 1995, e Art and Piety in the Female Religious Communities of Renaissance Italy: Iconography, Space and the Religious Woman’s Perspective,  New York-Cambridge 2003), che aveva già manifestato la sua predilezione per la Toscana e per l’area di Montalcino in particolare (anche collaborando a Prima del Brunello. Montalcino una capitale mancata, da me curato con V. Serino per il Lions Club di Montalcino e ora in attesa di riedizione), facendone anche un luogo di soggiorno – ma non trascurando Londra e i familiari in Australia…

Ebbene, questa edizione è un regalo che Anabel ha voluto fare alla comunità che la ha accolta: evidentemente con qualche successo!

Il suo libro inglese ricco di dati, fitto di nomi per favorire ulteriori ricerche, qui è stato quasi travasato trattenendo nell’edizione originale l’erudizione per i volenterosi lettori, importante per la Tavola delle possessioni senese del 1320 e i molti dettagli che ne ha ricavato in particolare per la topografia antica dell’area (viabilità compresa) ma anche sul mondo delle donne medievali: mogli, vedove, zitelle e figlie nelle loro variegate prospettive sono qui collocate nel micro-contesto di un castello (per tanto tempo di confine) della Repubblica di Siena, non senza attenzione a ogni altro dato della vita sociale, religiosa ed economica. Sant’Angelo si erge in una splendida posizione dirimpetto all’Amiata, nell’attuale territorio comunale di Montalcino, e vicino all’abbazia di Sant’Antimo, ed è qui studiato soprattutto per il periodo noto (già anticamente) come dei ‘Nove’ dal numero dei componenti della giunta di governo a Siena, grazie alla ricchezza del materiale documentario conservato pubblico e privato (come i preziosi testamenti notarili).
Ma molto ci dice la Anabel anche per il periodo precedente, a partire dagli anni intorno al 1200, perché per la sua posizione assolutamente strategica, a dominare la confluenza dell’Orcia con l’Ombrone, fu molto desiderata la sua acquisizione da parte del governo di Siena, che già si era spinta alle pendici dell’Amiata con Seggiano e Porrona. Sant’Angelo, tra Argiano e Camigliano e con loro sottoposte a Siena già in un famoso documento del 1208, era preziosa perché poteva consentire di controllare e infine debellare la potente Montalcino, che continuava a dar pensieri a Siena, come ben si vide in occasione di Montaperti (1260): con essa Sant’Angelo ebbe infine una confinazione arbitrale nel 1318, che non mise tuttavia fine alle controversie ricorrenti tra le due comunità. Perciò, come bene prova questa trattazione, cittadini ed enti senesi (dal Santa Maria della Scala al Monna Agnese, al convento di S. Agostino, ma non solo) ebbero una presenza privilegiata a Sant’Angelo, circostanza che aiuta anche a spiegare la persistenza di documentazione non più conservata invece per molte altre comunità senesi.
La Thomas con il suo gran lavoro su questa documentazione ci ha così fornito uno studio praticamente unico per il Senese, e non solo per una comunità di dimensioni così contenute come Sant’Angelo. La sua conoscenza dei luoghi, favorita dalla residenza abituale, le ha consentito una ricostruzione dell’ambiente davvero encomiabile, mediante lo studio senza riserve e con caute deduzioni delle ‘poste’ catastali dei circa 300 proprietari censiti nella Tavola o risultanti altrimenti.

Non solo le emergenze architettoniche e i resti delle antiche mura sono state censite sul terreno, ma il sistema agrario, con interessanti spunti sulla contrattazione mezzadrile – ribadita come ancora molto elastica in quel tempo -, le colture (vitivinicole soprattutto), l’approvvigionamento idrico (sempre difficile in queste aree elevate) e la viabilità – importante anch’essa in qualche modo qui per la incredibile transumanza verso la Maremma (e motivo della diffusa lavorazione delle pelli in quell’area).

Le sedi delle istituzioni sono state grosso modo individuate nonostante le profonde trasformazioni subite nel corso dei secoli dall’abitato interno al castello per la crisi demografica iniziata con il primo Quattrocento: a partire dalla residenza comunale e quella del podestà come pure delle famiglie più cospicue, presenti anche in un castello minore come questo per i motivi ricordati. Le due chiese interne, di
San Michele Arcangelo (parrocchiale) e di San Pietro, e le comunità religiose e assistenziali (‘case’ e ospedali), peraltro scarsamente sopravissute e con nuovi ‘titoli’, sono seguite attentamente nel Trecento soprattutto, in modo da rilevare le direzioni della carità e delle devozioni, ben differenziate pur in una comunità come questa, documentata come socialmente stratificata per quanto minore, fino a dedicare un’attenzione inconsueta (in un libro di questo genere) alle opere d’arte sopravvissute. L’autrice è stata qui aiutata e incoraggiata dalle sue competenze specifiche, riuscendo perciò anche in questo ambito a dare un contributo originale molto utile per la storia dell’arte – ovviamente senese soprattutto.
Non è infatti soltanto Sant’Angelo che viene illustrata dalla Thomas, ma un’intera,
vasta, area (con Montalcino in primo luogo, naturalmente) e per tematiche complesse, che hanno già impegnato generazioni di studiosi. Il fatto è che qui siamo vicini a un’area signorile con potenti presenze, come quella degli Aldobrandeschi sull’Amiata, ma anche degli Ardengheschi – studiati da Patrizia Angelucci con un libro cui ho dedicato una nota caricata in academia.edu -, la cui bella abbazia di famiglia, poco nota, è assai vicino a Sant’Angelo.

Il contesto complessivo è stato oggetto di ampie indagini della compianta Odile Redon – il cui Spazio di una città ha anticipato per tanti versi il mio quasi contemporaneo Spazio storico di Siena (2001). Un’area che ha tratto beneficio da realtà importanti vicine – come San Salvatore dell’Amiata e Sant’Antimo naturalmente – e meno vicine come Montalcino e Siena, ma destinata a perdere il suo rilievo militare nel corso del Quattrocento, quand’ormai Siena era saldamente attestata a sud, da Radicofani a Arcidosso a Grosseto.

Perciò anche Sant’Angelo declinò sul piano demografico e politico. La grancia del Santa Maria della Scala fu addirittura venduta a un Sansedoni e fecero la comparsa, dopo i Tolomei, i del Ciaja e soprattutto i  Brogioni che, aiutati dal Papato, s’impadronirono addirittura di parrocchia e ospedale. Mentre Poggio alle Mura diveniva proprietà signorile e Sant’Antimo veniva inglobata entro il vescovado di Pienza-Montalcino, in quel secolo svettava ormai nell’area la nuova capitale, la seconda Siena, cioè Montalcino.

Dal Medioevo all’età contemporanea l’abitato del castello si è ridotto a un terzo di quello dei tempi d’oro, anteriori alla grande peste e ha perduto i ‘servizi’ di cui prima disponeva. Ma un’antica cultura di decoro, di amore per il bello sopravviveva. Ne danno atto le pur danneggiate opere a fresco residue o la bella Madonna del 1346  come pure le infinite vicissitudini della Madonna della Misericordia, la cui odissea è stata ricostruita con incredibile passione dalla Thomas.

Tutto questo fu possibile perché erano terre divenute povere ma non ignoranti. Terre che conservarono, nonostante tutte le difficoltà, il gusto per il bello. Lo stesso declassamento fatto con cura cui tante strutture edilizie sono state sottoposte nel corso dei secoli e la persistenza dei residui di emergenze monumentali antiche attestano un’attenzione antica, ben radicata, all’ambiente, alla convivenza rispettosa dell’ordine gradevole.

La mezzadria e l’allevamento del bestiame prima e il Brunello poi, realtà pur così diverse sul piano economico, hanno sempre attratto investimenti in questa terra foelix. Con suo centro il castello dai magnifici affacci su campagne poco abitate ma fertili, e sempre tanto marcate dalla presenza del lavoro.


 

L’autrice

Anabel Thomas e’ l’autrice di due monografie pubblicate dalla casa editrice Cambridge University Press, (The Painter’s Practice in Renaissance Tuscany [1995] e Art and Piety in the Female Religious Communities of Renaissance Italy [2003]). La Thomas ha recentemente pubblicato Garrisoning the Borderlands of Medieval Siena: Sant’Angelo in Colle, Frontier Castle under the Government of the Nine (1287-1355) [Asgate Publishing, 2011]. La Thomas ha anche pubblicato diversi saggi critici sia in Inghilterra, negli USA e in Italia (sull’Antichita`, l’Arte Cristiana, la Critica d’Arte).

Dopo anni di carriera da insegnante universitaria, fra i quali alcuni trascorsi nei dipartimenti di Storia dell’Arte dell’Universita’ di Reading, dell’Universita’ di Cambridge, dell’Open University e dell’Universita di Londra (Birkbeck College Art History Department), Anabel Thomas vive ormai in Toscana da quindici anni. Continuando le sue ricerche, le sue pubblicazioni recenti sono ‘Tracking Female Religious Communities in the Southern Sienese Contado:  The Benedictines and Franciscans of Early Modern Radicofani’, in L’Ultimo secolo della Repubblica di Siena: Politica e istituzioni, economia e societa`,  Siena, Accademia Senese degli Intronati, 2007; ‘Le fratesse e le mantellate terziarie della corte di Montalcino nel basso medioevo’, in Prima del Brunello:  Montalcino Capitale Mancata, a cura di Mario Ascheri e di Vinicio Serino, Documenti di Storia, collana a cura di Mario Ascheri, 75, San Quirico, editrice DonChisciotte, 2007 e ‘Cosa c’e` dietro il nome? Le vecchie fonti di Montalcino e Sant’Angelo in Colle: acqua, localita` e toponomi’, nel Gazettino e Storie del Brunello e di Montalcino, 1 Anno No. 7, luglio, 2007. Thomas ha anche pubblicato diversi articoli nella Rivista Orcia, l’organo pubblicitario dell’Associazione Orcia per la Preservazione del Patrimonio e delle Tradizioni della Val d’Orcia. In questo contesto la Thomas ha assunto il ruolo di consigliere culturale della associazione Orcia nel comune di Radicofani. Thomas ha anche pubblicato uno testo in italiano e inglese, Oscar’s Tale: The Siege of Montalcino, 1553-59, Annibale Parisi, Montalcino, 2011, presentato a Sant’Angelo in Colle e dedicato al suo nipote Oscar. Ha anche pubblicato di recente ‘Filling the Void: Reconstructing the Chapel of the Bombardiers in the Fortezza at Radicofani’, il quale fa parte dei Quattro volumi ‘Honos Alit Artes’ in honore del settantesimo compleanno del Professore Mario Ascheri, 2014.

IL PLATINA

platinaIL PLATINA 
L’Umanista gastronomo di Pio II
(Le pietanze papali)

di Fabio Pellegrini

E’ uscito il saggio sulla figura di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, personaggio della “corte umanista” di Pio II. Saggio che segue gli scritti dello stesso Pellegrini sul Cardinale Iacopo Ammannati e su Niccolò Forteguerri.

Con la prefazione di Marco Montori, il nuovo testo racconta “dell’umanista, dell’abbreviatore di Pio II, con la passione della gastronomia. Non un cardinale ma un funzionario virtuoso nel campo delle lettere, con una sua geniale e imprevedibile personalità ma legato, come gli altri due, alla sua memoria da un vincolo fortissimo di ammirazione e di gratitudine”, come si legge nella prefazione di Giampietro Colombini.

Il volumetto in formato tascabile esce  per i tipi della Editrice DonChisciotte ed è composto da 120 pagine. ISBN 978-88-88889-52-8

In copertina: Melozzo da Forlì, Il Platina riceve dal papa Sisto IV le chiavi della Biblioteca Vaticana.

MARIO LUZI E DON FERNALDO FLORI

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo appena uscito su Toscana Oggi a firma Nino Petreni, sull’amicizia tra Mario Luzi e Don Flori

PIENZA – MARIO LUZI, DON FERNALDO FLORI, UN’ AMICIZIA NELLA POESIA E NEL VANGELO

Si è appena chiuso il 2014, e Pienza, dopo aver partecipato alle celebrazioni del primo centenario della nascita di Mario Luzi, (1914 – 2014), si appresta a celebrare il centenario della nascita di don Fernaldo Flori (1915 -2015), legato a Luzi da grandissima amicizia e stima. “Con lui, scrisse Luzi, divenimmo compagni fraterni fino alla sua ultima giornata”, (10 febbraio 1996).

Fu proprio don Flori, tramite chi scrive, che di Luzi era allievo a Scienze politiche a Firenze, ad invitare Mario Luzi a Pienza; ed il poeta accettò prontamente l’invito di “quel prete che qualche tempo prima mi aveva inviato una bella lettera, così attenta e acuta sulle mie ultime poesie e soprattutto su “Ipazia” che era stata rappresentata a San Miniato.

E tra il sacerdote amiatino, che aveva dietro di sé molta cultura teologica, filosofica, letteraria, scabro e ruvido nell’aspetto, ma pronto al sorriso, alla tolleranza, in possesso di fine ironia e di una straordinaria umanità, dalla figura imponente e ieratica, ed il poeta fiorentino, mite e quasi aristocratico, nacque una profonda, intima, fraterna, amicizia. Quasi coetanei, (don Fernaldo era nato soltanto due mesi dopo Luzi, esattamente il 3 gennaio 1915 ad Abbadia San Salvatore), tra questi due uomini di grande cultura, che si incontrarono in età avanzata, scoccò una sorta di scintilla, che non si spense mai e che andava oltre il periodo estivo di Pienza.

Quelle settimane di luglio e agosto, scrisse Luzi, nell’introduzione al libro di don Flori “Crogiolo Perenne”, edizioni Piemme, 1998, erano per me settimane di lavoro concentrato e di studio, mentre lui, grande conoscitore delle scritture e inesauribile lettore di testi antichi e moderni e dei loro commenti, non dimenticava, sentiva profondamente di essere prima di tutto un sacerdote e assolveva con diligenza e umiltà la sua missione nel quotidiano. Ma erano quelle anche settimane di conversazione nelle pause, sotto i lecci del parco in compagnia di Leone Piccioni, don Ivo Petri, Carlo Bo, Carlo Betocchi, Geno Pampaloni, Mario Specchio, Mario Guidotti, Gianni Carchia, Annamaria Murdocca, e di tanti altri amici, o durante le silenti camminate di giorno e di notte, fuori e dentro il recinto del Seminario”.

Si intendevano a cenni, si capivano con lo sguardo in piena confidenza e dialogo. Il colloquio nelle estati pientine, proseguiva come detto, per tutto l’anno, con telefonate quotidiane, e scambio di preziose lettere ricche di profondi spunti e riflessioni, e tutti e due attendevano l’appuntamento dell’anno successivo, sempre nelle quiete del Seminario pronto ad accogliere “i due rabdomanti della verità”, come scrisse Mario Specchio, raffinato poeta, scrittore e germanista di valore, autore del volume: “Mario Luzi- Colloquio con Mario Specchio” edito da Garzanti nel 1999. Il poeta a Firenze, preparava per tempo i suoi strumenti di lavoro, le carte, i libri occorrenti e l’immancabile macchina da scrivere Olivetti, mentre il sacerdote, un mese prima, incominciava ad allenarsi, dopo il “letargo invernale”, in progressive camminate per tenere testa alle lunghe leve di Luzi, da sempre un grande camminatore.

Nel Seminario Vescovile di cui don Flori era il Rettore, di fronte mirifico e luminoso paesaggio della Val d’Orcia, alle pendici del Monte Amiata, la montagna che Luzi aveva ammirato adolescente dalle finestre del Liceo Enea Silvio Piccolomini di Siena, e della quale aveva scritto una bella e rara prosa dal titolo, appunto “Il monte Amiata”, ora felicemente ripubblicata nell’ultimo volume luziano, curato da Stefano Verdino: “Prose”, uscito da Aragno nel 2014, Luzi ha scritto belle poesie, che sottoponeva prontamente al giudizio del Flori da lui definito: il mio migliore lettore e il più generoso”.

Ecco quindi, dal riposo creativo pientino di Luzi, uscire via via opere importanti, quali: “Il viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, del 1994, ma anche tante belle poesie ispirate alla Val d’Orcia e a don Flori, tra le quali: “‘Eglise” (dedicata appunto a Fernaldo Flori), “Pasqua orciana”, che ricorda le celebrazioni liturgiche del sabato santo al monastero di S. Anna in Camprena, di cui don Flori era il parroco, e “Dalla finestra di F. Flori”, della raccolta “Floriana”, inserita nel volume “Dottrina dell’estremo principiante” Garzanti, 2004.

Dicevamo di una pura amicizia di un rapporto ispirato e solidificato nella comune identità cristiana, nel Vangelo.

Scrive Luzi di don Flori: era un uomo disponibilissimo, era un uomo per cui il mondo era aperto, e anche la verità non risiedeva in una formula o in un canone esclusivo ma era invece in continuo accrescimento, in continua verifica, e su questo si concordava. Nel Vangelo vedevamo un motore, cioè un punto di mobilitazione dello spirito, non di acquiescenza. E questo ci ha molto unito. Era molto facile accordarsi con lui, io ho imparato molto perché lui sapeva tanto più di me, specialmente nelle faccende dei Padri della Chiesa. E’ il prete che m’ha dato sempre l’impressione dell’uomo che non celebra, non commemora, ma attua, mette in atto, è in atto, il cristianesimo vero è in atto”.

Belle e sentite le parole del grande poeta per l’amico sacerdote, il quale in un volumetto celebrativo preparato dagli amici pientini, per gli ottanta anni di Luzi, (1994): “Questa terra…. quella luce” scrisse, “la tua poesia è eminentemente augurale, purgatoriale, ascendente…. Buon viaggio ancora: terrestre e celeste”.

L’importantissimo centenario luziano, ci auguriamo contribuisca a celebrare degnamente anche quello di don Fernaldo Flori, la cui figura di teologo e poeta, è ancora pienamente da scoprire. Le sue opere, una raccolta di circa sessanta tra quaderni e agende che Flori riempiva con riflessioni e commenti, prose, versi sparsi in frammenti o custoditi in poemetti di varia natura, (perenne crogiuolo di intuizioni e invenzioni, come li definì Luzi), sono infatti da tempo oggetto di studi accurati da parte di don Giorgio Mazzanti, poeta anche lui e amico comune di Luzi e don Flori. Mazzanti, che insegna Teologia Sacramentaria presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, dopo aver curato la pubblicazione di due volumi di don Flori: “Quaderni 1990 – Teologia, Filosofia, Poesia”, cittadella Editrice, 2011, e “L’amore risorto – Meditazioni sul mistero pasquale” Edizioni Feeria, Comunità di San Leolino, 2014, sta lavorando con vera passione di intellettuale studioso e sacerdote alla pubblicazione dei diari dal 1944 al 1990 di don Flori, da lui definito “il solitario profeta, che dal suo eremo di silenzio e di avvistamento, ha guardato insieme il cuore dell’uomo e quello di Dio nel loro conflittuale e nostalgico relazionarsi. Ansia di bellezza e di totalità, di santità e verità, di Poesia”,. Nella sua analisi critica Giorgio Mazzanti, ha evidenziato l’importanza del pensiero di don Flori nell’opera di Mario Luzi. Del resto di questa influenza, di questo rapporto osmotico, tra i due, ne ha parlato anche Mario Specchio nel suo libro “Colloquio” sopra citato a proposito del “Viaggio Terrestre e celeste di Simone Martini”: Ricordo, dice Specchio a Mario Luzi, che il fantasma, per così dire, di Simone e del suo ritorno fu argomento, una sera a Pienza, di una tua conversazione con don Fernaldo Flori, qualche anno prima della realizzazione del libro. Se non sbaglio la prima idea ti era apparsa sotto forma teatrale, poi ha assunto il volto di questo viaggio, al quale forse proprio quella prima individuazione ha trasmesso l’originale intreccio di lirica narrazione, o potremmo dire di poema disteso sostenuto da un robusto ductus narrativo.

Anche Leone Piccioni, cittadino onorario di Pienza come Luzi, nel suo volume di critica letteraria “Vecchie carte e nuove schede” Nicomp Saggi, 2011, ebbe a scrivere: “chi ha studiato e studia la grande opera poetica di Luzi, potrà capire come in una importante svolta della sua poesia abbia influito la conoscenza e la conversazione con don Flori ed anche i tanti consigli che il sacerdote dava a Luzi anche relativamente a nuove letture.

Per le celebrazioni del centenario di don Flori con Convegni e incontri di studio, sulla sua opera, a Pienza si sta costituendo un Comitato, tra i primi aderenti, oltre a Giorgio Mazzanti, e Leone Piccioni, ci cono Daniele Piccini, Davide Rondoni, Andrea Fagioli, Carlo Prezzolini, Fernanda Caprilli, Cristina Naldi e Maria Modesti.

Nino Alfiero Petreni

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Fernaldo Flori nacque il 3 gennaio del 1915 ad Abbadia San Salvatore (Siena), da una famiglia di minatori.

Ancora fanciullo scese a Pienza per entrare nel Seminario Vescovile dal quale non si sarebbe più distaccato fino alla sua morte, avvenuta improvvisamente la mattina del 10 febbraio del 1996.

Divenuto sacerdote nel 1939, sempre nel Seminario, iniziò la sua missione di insegnante e maestro per molte generazioni di sacerdoti, assumendo per tantissimo tempo il ruolo di Vice Rettore e poi di Rettore fino alla chiusura del Seminario. Oltre alla sua attività di insegnate, è stato per cinquanta anni parroco di S. Anna in Camprena e per quaranta di Cosona. Piccole parrocchie di campagna alle quali don Flori seppe legarsi profondamente instaurando nel tempo un bellissimo rapporto umano e pastorale con i pochi parrocchiali: contadini, pastori, operai.

Uomo di vastissima cultura, è stato un prezioso punto di riferimento, per quasi tutti i sacerdoti della Diocesi che lo hanno avuto come insegnante; per i suoi parrocchiani, ma anche per i molti amici che trovavano in lui una guida sicura e un eccezionale maestro. Studioso attento di teologia e di letteratura sia antica che moderna, affidava le sue riflessioni, prose e versi, a preziosi diari, che raramente mostrava a qualche amico.

Le opere

Oltre ai numerosi articoli apparsi su L’Osservatore Romano, e la rivista La Rocca, ricordiamo la raccolta di

poesie “Resurrectio e Vita” pubblicate su Approdo letterario, 1977, Don Flori ha scritto:

Promozione del progresso della Cultura – Chiusi 1997

Crogiolo Perenne, scritti spirituali (1995 – 1996), Piemme, 1998

Osiamo parlare a Te, Spirito vivificante . La Barca , 2009

Quaderni 1990 – Teologia Filosofia Poesia. Cittadella Editrice, 2011

L’amore risorto, Meditazioni sul mistero pasquale. Edizioni Feeria, Comunità di San Leolino,  2014

Nel 2009 a Pienza si è tenuto un Convegno su Don Fernaldo Flori : La Chiesa ed il dialogo con la cultura contemporanea, i cui Atti sono stati pubblicati da La barca di Pienza nel 2010.

EMO FORMICHI AL QUIRINALE

LO SCULTORE EMO FORMICHI RICEVUTO IN UDIENZA AL QUIRINALE
(di Nino Petreni)

 Martedì 25 novembre 2014 alle 12.30, lo scultore pientino Emo Formichi è stato ricevuto in udienza al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per la consegna della scultura “la barca”, opera realizzata da Formichi come emblema delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Mario Luzi (1914 – 2014).

L’udienza è stata promossa da Paolo Mettel, Presidente dell’ Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del mondo e del Comitato del Centenario luziano, costituito sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Paolo Mettel, che aveva richiesto l’incontro, accompagnato dalla moglie Annapaola, ha presentato al Presidente lo scultore Emo Formichi con il figlio, l’arch. Fausto, e il Presidente del «Centro Studi Mario Luzi “La Barca”» di Pienza, Nino Petreni.

Durante il lungo incontro (oltre 45′) svoltosi nello studio ufficiale del Quirinale, il Presidente Napolitano ha espresso a Mettel ed a tutti coloro che hanno partecipato alle cerimonie commemorative del Centenario di Mario Luzi, “una voce, ha detto il Presidente, tra le più alte e limpide della cultura italiana”, la sua ideale vicinanza insieme ad un fervido augurio per il prosieguo dell’attività dell’Associazione.

Il Presidente ha poi rivolto a Emo Formichi i suoi più vivi apprezzamenti per la bella scultura in bronzo raffigurante significativamente una “barca”, che è appunto il titolo della prima raccolta di poesie di Mario Luzi, edita da Guanda nel 1935, e che da il nome al Centro Studi di Pienza.

La scultura, (racchiusa in una elegantissima e artistica scatola di legno di ulivo, anch’essa ideata e realizzata da Formichi), in soli dieci esemplari, tutti numerati da uno a dieci, e firmati dall’autore, riporta incisi i primi versi della poesia

Alla vita

            Amici ci aspetta una barca e dondola

            nella luce ove il cielo s’inarca

            e tocca il mare, …

 ripresi dal manoscritto originale di Mario Luzi conservato presso il Centro studi “la barca” di Pienza.

Nel corso dell’anno che sta per finire, numerose sono state le manifestazioni per Mario Luzi, il grande poeta, nominato senatore a vita dal Presidente Ciampi nel 2004, cittadino onorario di Pienza, “sempre sostenuto, ha detto il Presidente, da una spiritualità intensamente vissuta e da una forte tensione morale e civile”, svoltesi in tutta Italia e all’estero. Durante una di queste celebrazioni a Pienza, Mettel ideò con Emo Formichi, la possibilità di realizzare una scultura ispirata alla poesia di Mario Luzi da consegnare al Presidente Giorgio Napolitano, come dovuto ringraziamento per la sua vicinanza al Comitato del Centenario.

Formichi pensò subito ad una “barca” un simbolo così fortemente legato a Luzi ed al Centro pientino, e secondo il suo originale stile di maestro del “riuso”, utilizzò un piccolo antico e raro ferro da stiro per colletti di camice sul quale impiantò una vela (un coltello taglia torte). Fatto il modello, la scultura è stata poi fusa in bronzo presso la fonderia d’arte Ciglia e Carrai di Firenze. Ovviamente la scultura numero uno è stata donata al Presidente Napolitano, mentre le altre andranno: una all’Associazione di Mendrisio, una al Centro studi di Pienza, e così via, secondo un preciso elenco stabilito di comune accordo tra Mettel e lo scultore pientino.

Durante l’udienza il Presidente si è interessato all’opera artistica di Emo Formichi, ricordando anche le sue visite a Pienza, ai paesi vicini come Montepulciano, Montalcino, e San Giovanni d’Asso, dove, molti lo ricordano, si recò nel gennaio del 1990.

Emo ha poi donato al Presidente, alcuni suoi cataloghi, e la copia della scultura raffigurante la tragedia mancata di Monticchiello, relativa all’episodio del Venerdi Santo del quattro aprile del 1944, quando un gruppo di soldati tedeschi, per rappresaglia, al combattimento del giorno precedente tra fascisti e partigiani, minacciarono di fucilare tutti gli abitanti del borgo medioevale. Il Presidente, interessatissimo dell’episodio, ha ricordato la sua recente visita fatta a S. Anna Stazzema in compagnia del Presidente della Germania, per un ricordo alle oltre cinquecento vittime fatte dai soldati tedeschi. Sia Emo Formichi, che Mettel, hanno invitato a Pienza il Presidente Napolitano.

Al termine dell’udienza, il Presidente ha voluto scambiare con gli invitati un gradito brindisi augurale .

Ricordiamo con vero piacere ai nostri lettori che a Emo Formichi, il virtuoso dei rifiuti della nostra opulenta società, il 31 maggio del 2013 a Firenze nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, venne conferito da Fabrizio Borghini, curatore e presentatore, il Premio Filo d’Argento.

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PIENZA NASCOSTA – MOSTRA FOTOGRAFICA

Il Gruppo Fotografico Pientino presente la
MOSTRA FOTOGRAFICA

PIENZA NASCOSTA
Immagini di luoghi sconosciuti nelle architetture pientine

PIENZA (SI) – PALAZZO PICCOLOMINI

23 DICEMBRE 2014 – 6 GENNAIO 2015

Nel trentesimo anniversario della nascita del Gruppo Fotografico Pientino la tradizionale Mostra di Natale ha come oggetto immagini della Pienza “nascosta”. Abbiamo cercato di raccontare luoghi che, pur facendo parte del complesso architettonico cittadino, sono difficilmente visibili o visitabili e che pertanto restano sconosciuti ai più. Tra i soggetti scelti vengono proposti anche due luoghi che il Gruppo aveva già “immortalato” con proprie mostre nel 1997 (Le Gallerie del Duomo di Pienza) e nel 1998 (Il Romitorio) ma che meritano di essere riproposti insieme ad altri soggetti inediti. Tra questi spiccano sia le volte del Duomo – con le inaspettate strutture lignee di supporto alle sottostanti volte a crociera – sia le cantine di Palazzo Piccolomini, aperte ai pientini fino agli anni Settanta ma oggi pressochè dimenticate. Di particolare suggestione è l’affaccio che da esse si gode sul grande e profondo cilindro del pozzo di Piazza PIO II. Anche le immagini delle sottostrutture del Giardino Pensile dello stesso palazzo tornano, dopo la mostra di architettura del 2001, con nuovi scatti. Seguono foto inedite dell’interno del deposito dell’acquedotto pubblico e della torre comunale dell’orologio.
Accompagna la mostra il catalogo delle immagini, integrato con brevi descrizioni dei luoghi e alcune immagini aggiuntive che non hanno trovato posto nelle sale espositive.
Il Gruppo ringrazia tutti gli Enti che hanno permesso l’accesso alle strutture fotografate; in particolare la Società Esecutori di Pie Disposizioni in Siena, proprietaria di Palazzo Piccolomini (che ha concesso anche le sale espositive), la Fabbriceria della Chiesa Cattedrale di Pienza, la famiglia Moricciani per il Romitorio, l’Acquedotto del Fiora Spa, il Comune di Pienza.
Si ringraziano altresì la Banca Cras – Credito Cooperativo di Chianciano Terme-Costa Etrusca-Sovicille, la Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo ed il Comune di Pienza per il costante supporto economico dato all’intera attività del Gruppo, nonché tutti i soci sostenitori.

La mostra, ad ingresso gratuito, seguirà gli orari di apertura del Palazzo Piccolomini (da MARTEDI’ a DOMENICA 10,00-16,30 – Chiuso tutti i LUNEDI’. Il 25 Dicembre ed il 1 Gennaio apertura 14,00-18,00). Durante l’apertura sarà possibile acquistare i volumi editi dal Gruppo nel corso degli anni.

PER APPROFONDIMENTI SEGUIRE IL LINK AL SITO DEL GRUPPO

ENEA SILVIO PICCOLOMINI E L’IDEA DI EUROPA

CENTRO STUDI PROGRESSUS – ACCADEMIA DEI ROZZI
GIORNATA DI STUDI

ENEA SILVIO PICCOLOMINI E L’IDEA DI EUROPA

Siena 13 dicembre 2014 ore 9.00
Accademia dei Rozzi
Sala della Suvera
Via di Beccheria 14

Comitato organizzatore
Eleonora Belloni, Alfredo Franchi, Leonardo Magionami, Laura Neri,
Petra Pertici, Vinicio Serino, Giacomo Zanibelli

Nel corso della giornata di studi sarà allestita anche una mostra sulla produzione letteraria di Enea Silvio Piccolomini curata da Francesco Dondoli dal titolo:
GLI SCRITTI SUL CONCILIO DI BASILEA E L’INDICE DEI LIBRI PROIBITI

ore 9.00
Saluti
CARLO RICCI (Arcirozzo)
BRUNO VALENTINI (Sindaco di Siena)
FABRIZIO FÈ (Sindaco di Pienza)
DIANA TOCCAFONDI (Soprintendente Archivistico per la Toscana)
ANDREA CLAUDIO GALLUZZO (Consigliere SISS)
LAURA NERI (Presidente Centro Studi Progressus)

ore 9.30
I Sezione: Quadri locali
Modera: LEONARDO MAGIONAMI (Università di Siena)
ETTORE PELLEGRINI (Accademia dei Rozzi)
Rassegna bibliografica su convegni e pubblicazioni in ambito europeo riguardanti la figura di Pio II
GUSTAVO MOLA DI NOMAGLIO e VALERIO GIGLIOTTI (Centro Studi Piemontesi- Università di Torino)
Il segretario dell’Antipapa: Enea Silvio Piccolomini ed Amedeo VIII. Tra storia e attualità
PATRIZIA TURRINI (Archivio di Stato di Siena)
Presentazione di alcuni documenti conservati all’archivio di Stato di Siena
CLELIA RICCIARDELLO (Le Antiche Dogane)
Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini e i bagni di Petriolo
CARLO ALBERTO FALZETTI (Le Antiche Dogane)
Pio II e l’allume di Tolfa
VINICIO SERINO (Università di Siena)
Pio II, la cattedrale e la luce della creazione
GIOVANNI MACCHERINI
Enigmi e curiosità nell’araldica piccolominea a Siena

ore 13 pausa

ore 14.30
II Sezione: Verso una grande Europa
Modera: ELEONORA BELLONI (Università di Siena – Direttore Centro Studi Progressus)
MORENO LIFODI (Associazione Italiana di Cultura Classica)
Enea Silvio Piccolomini poeta: genesi, modelli, temi e personaggi dei carmina
FRANCESCO RICCI (Liceo Classico E.S. Piccolomini, Siena)
Il mondo delle corti. Un confronto tra Enea Silvio Piccolomini e Baldassarre Castiglione
STEFANO DI BRAZZANO (Liceo Classico F. Petrarca, Trieste)
Enea Silvio Piccolomini e la ricezione dell’Umanesimo a Trieste nelle lettere e nelle arti
ALFREDO FRANCHI (Centro Studi Progressus)
La magnanimitas nella vita e nei “Commentarii” di Enea Silvio Piccolomini
GIACOMO ZANIBELLI (Università di Siena)
L’educazione dell’individuo nell’idea di umanesimo di Enea Silvio Piccolomini
CARLA BENOCCI (Soprintendenza Comune di Roma)
Pio II educatore: strategie politiche e familiari di Guido Sforza di Santa Fiora e dei suoi eredi, Bosio e Francesca Sforza Orsini.
BARBARA BALDI (Università di Milano)
Confini esterni e interni dell’Europa nella visione di Enea Silvio Piccolomini

ore 17.30
Tavola rotonda: Pio II, la Chiesa rinascimentale e la crociata
Modera: PETRA PERTICI (Accademia degli Intronati)
DUCCIO BALESTRACCI (Università di Siena)
Christianitas/Europa/Islam. Pio II fra idea di crociata e progetto politico
MARCO PELLEGRINI (Università di Bergamo)
Pio II, i turchi e la crociata

Brochure_convegno.pdf
Locandina.pdf

Link al sito degli organizzatori

CON IL PATROCINIO DEL CENTRO STUDI PIENTINI

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GIORGIO SANTI – Scienziato pientino del Settecento

FONDAZIONE CONSERVATORIO SAN CARLO BORROMEO PIENZA

Domenica 7 dicembre alle ore 17,00 presso la Sala Convegni
sarà presentato il libro di Umberto Bindi

GIORGIO SANTI

Scienziato pientino del Settecento. Biografia e scritti inediti

edito dalla Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo per la collana

PIENTINITAS – Collana di storia patria.

Interverranno:
Giampietro Colombini
Presidente della Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo
Ugo Sani
Assessore alla Cultura del Comune San Quirico d’Orcia

copertinaIl libro ripercorre la storia del celebre scienziato naturalista pientino (Pienza, 1746 – 1822) che, grazie alla borsa di studio senese “Alunnato Biringucci” studiò a Parigi per nove anni, tornando in Toscana nel 1782 per essere nominato da Pietro Leopoldo Professore di Scienze Naturali presso l’Università di Pisa, dove ricoprì anche la carica di Prefetto del Giardino Botanico.

Sposato nel 1790 a Pienza con Anna Simonelli, per lunghi anni percorse le campagne delle provincie di Siena e Grosseto raccogliendo i frutti dei suoi studi in tre volumi dal titolo “Viaggio al Montamiata” tradotti in francese ed in tedesco e ancora oggi tra i più importanti testi odeporici del ‘700.

In Francia ebbe rapporti con Mirabeau e con il mondo diplomatico europeo nonché con membri della corte di Versailles. Fu molto attivo sotto tutti i governi che si succedettero in Toscana tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento; insieme alla cattedra di Professore universitario ricoprì anche incarichi pubblici come Ispettore generale degli studi e Capo del Consiglio medico di Firenze, Ispettore dell’Accademia Imperiale di Pisa e Amministratore del Conservatorio San Carlo di Pienza.

Pubblicò altri saggi naturalistici e intrattenne decine di corrispondenze con colleghi di tutta Europa (tra cui Fabbroni, Boscovich e Spallanzani; parte del carteggio è conservato presso la Biblioteca Comunale di Siena ma molti sono gli archivi epistolari con sue missive).

Il volume, il cui carattere è essenzialmente divulgativo e orientato a scandagliare la presenza del Santi a Pienza, contiene sia la pubblicazione integrale del capitolo su Pienza dei VIAGGI, che  la pubblicazione inedita in italiano del Viaggio da Parigi a Firenze del 1782 (il ritorno dalla Francia), il saggio sui Cammelli di Pisa (1811 – inedito) e la trascrizione del Ristretto della vita di Giorgio Santi.

L’autore, Umberto Bindi, ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura del Comune di Pienza, è Presidente del Gruppo Fotografico Pientino, membro del Centro Studi Pientini e consigliere della Fondazione San Carlo Borromeo. Ha pubblicato alcuni saggi su Pienza ed il suo territorio (I Luoghi dell’Acqua di Pienza, Lo Stemma Araldico Comunale, Giardini in Val d’Orcia, Alle Origini di Pienza) ed ha curato varie pubblicazioni fotografiche (Il Romitorio di Pienza, Le gallerie del Duomo, Pienza Nascosta).

CON IL PATROCINIO DEL CENTRO STUDI PIENTINI

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Edizioni: Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo
Collana: PIENTINITAS – Collana di storia patria
160 pagg. – 80 illustrazioni in BN – formato 25 x 17 in brossura
Codice ISBN:
978-88-940456-1-1

CORTILI APERTI 2014 – IL SOGNO DELL’AMMANNATI (video)

Il Centro Studi Pientini pubblica il video della lettura scenica che l’attrice Marion  d’Aburgo ha fatto il 14 agosto 2014 nell’ambito dell’iniziativa

“Cortili aperti nella notte dell’Assunta”

Cortile del Palazzo Ammannati
Francesco Dondoli, Non Sine Iocunditate
Marion d’Amburgo

IL SOGNO DEL CARDINALE AMMANNATI SULLA MORTE DI PIO II

Nel 550° anniversario della morte di papa Pio II, Marion d’Amburgo legge il brano in cui Ammannati racconta la sofferta malattia e il suo sogno di angoscia, descrivendo anche l’atteggiamento spudorato di chi desiderava la morte del papa e l’abbandono del progetto di crociata.

Estate 1464: mentre papa Pio II si reca da Roma ad Ancona per mettersi a capo della crociata contro i turchi, il fedele cardinale Iacopo Ammannati si ammala e abbandona la comitiva papale. Convalescente, riceve in sogno il funesto presagio della morte di papa Piccolomini (Il pontefice morirà poche settimane dopo ad Ancona nella notte dell’Assunta)

Traduzione dal latino Francesco Rainero e Guido Calosi, musiche Giovanni Di Stefano, sincronizzazione audio Marco Franci, luci Alessandro Martini, riprese e montaggio Antonio Occhiuto e Monica Piazzi.

La manifestazione “Cortili aperti nella notte dell’Assunta” è ideata da Francesco Dondoli e realizzata anche grazie al lavoro volontario di un gruppo eterogeneo e variabile riunito sotto il nome collettivo “Non Sine Iocunditate” (citazione di una frase con cui nei suoi Commentarii Pio II riferisce del piacere provato nell’assistere ai giochi di inaugurazione della nuova città di Pienza. La frase venne poi eliminata per censura nella prima edizione a stampa del 1584).

La manifestazione si svolge a Pienza ogni 14 agosto, alla vigilia della festa della Madonna Assunta in Cielo. I cortili di Palazzo Piccolomini, Palazzo Ammannati, Palazzo Juffroy e dell’antico Albergo di Pio II accolgono allestimenti scenici, mostre ed esposizioni.

Leggi anche i testi su argomenti pieschi pubblicati in occasione delle manifestazioni annuali.

Leggi altri articoli sull’argomento