CROLLO DEL MONUMENTO AI CADUTI

Giovedi 5 marzo, a causa del fortissimo vento che ha sradicato vari alberi, è stato distrutto il monumento ai caduti della prima guerra mondiale nel giardino di Piazza Dante Alighieri. Una grossa conifera alta più di quindici metri è rovinata sul monumento, che è stato ridotto in  pezzi.

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L’albero caduto sul Monumento.

Oggetto di un probabile progetto di restauro in occasione della ricorrenza dei cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia, il monumento ha subito invece l’amara sorte della distruzione.

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Le rovine del monumento

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SANT’ANGELO IN COLLE

SANT’ANGELO IN COLLE
A guardia dei confini di Siena in età Medievale

Il Centro Studi Pientini allarga i suoi orizzonti per arrivare ai confini della Val d’Orcia, sui baluardi di Sant’Angelo in Colle, pubblicando in anteprima il testo integrale della presentazione di Mario Ascheri del libro di Anabel Thomas, che sarà presentato a Sant’Angelo venerdi 27 marzo 2015 alle ore 18.30. Ringraziamo l’autrice per il materiale che ci ha inviato e speriamo presto di averla tra gli autori della nostra rivista Canonica, con i suoi testi e le sue approfondite ricerche storiche.

Presentazione di Mario Ascheri

copertina_thomasQuando ho ricevuto l’edizione inglese del libro che qui presentiamo in lingua italiana ebbi un attimo (lungo) di ammirazione e di invidia. Che l’editoria inglese sia in grado di pubblicare studi analitici come quello di Anabel Thomas su un paese della bella Toscana (in particolare tra Duecento e Trecento) per di più neppure compreso entro i confini del Chiantishire mi apparve subito una cosa enorme. Anche per l’eleganza del volume, rilegato con sovra-coperta a colori e una serie di belle illustrazioni, anche a colori, nell’interno. Da noi sarebbe difficile un’impresa del genere, e molto. Alla fine ho trovato un insieme di concause, a parte la evidente maggiore fiducia nel futuro dell’editoria inglese (che ha anche generosamente concesso i diritti per la traduzione), evidentemente operante oggi in un contesto assai meno problematico del nostro.

La prima concausa è che Sant’Angelo è in un’area che grazie alla viticoltura in pochi decenni ha saputo scalare varie graduatorie a livello mondiale. ‘Agricola’ si può dire quell’area, certo, ma allora la si deve qualificare per non far prendere lucciole per lanterne. E con il vino raffinato anche il suo ambiente ne è risultato esaltato. Certo non migliorato, perché bellissimo era anche prima, ma da esser ‘visto’ per quello che merita, con occhi più attenti, con ammirazione crescente. La seconda concausa è che l’Autrice è donna colta, ben nota agli storici dell’arte per le sue precedenti
monografie (The Painter’s Practice in Renaissance Tuscany, Cambridge 1995, e Art and Piety in the Female Religious Communities of Renaissance Italy: Iconography, Space and the Religious Woman’s Perspective,  New York-Cambridge 2003), che aveva già manifestato la sua predilezione per la Toscana e per l’area di Montalcino in particolare (anche collaborando a Prima del Brunello. Montalcino una capitale mancata, da me curato con V. Serino per il Lions Club di Montalcino e ora in attesa di riedizione), facendone anche un luogo di soggiorno – ma non trascurando Londra e i familiari in Australia…

Ebbene, questa edizione è un regalo che Anabel ha voluto fare alla comunità che la ha accolta: evidentemente con qualche successo!

Il suo libro inglese ricco di dati, fitto di nomi per favorire ulteriori ricerche, qui è stato quasi travasato trattenendo nell’edizione originale l’erudizione per i volenterosi lettori, importante per la Tavola delle possessioni senese del 1320 e i molti dettagli che ne ha ricavato in particolare per la topografia antica dell’area (viabilità compresa) ma anche sul mondo delle donne medievali: mogli, vedove, zitelle e figlie nelle loro variegate prospettive sono qui collocate nel micro-contesto di un castello (per tanto tempo di confine) della Repubblica di Siena, non senza attenzione a ogni altro dato della vita sociale, religiosa ed economica. Sant’Angelo si erge in una splendida posizione dirimpetto all’Amiata, nell’attuale territorio comunale di Montalcino, e vicino all’abbazia di Sant’Antimo, ed è qui studiato soprattutto per il periodo noto (già anticamente) come dei ‘Nove’ dal numero dei componenti della giunta di governo a Siena, grazie alla ricchezza del materiale documentario conservato pubblico e privato (come i preziosi testamenti notarili).
Ma molto ci dice la Anabel anche per il periodo precedente, a partire dagli anni intorno al 1200, perché per la sua posizione assolutamente strategica, a dominare la confluenza dell’Orcia con l’Ombrone, fu molto desiderata la sua acquisizione da parte del governo di Siena, che già si era spinta alle pendici dell’Amiata con Seggiano e Porrona. Sant’Angelo, tra Argiano e Camigliano e con loro sottoposte a Siena già in un famoso documento del 1208, era preziosa perché poteva consentire di controllare e infine debellare la potente Montalcino, che continuava a dar pensieri a Siena, come ben si vide in occasione di Montaperti (1260): con essa Sant’Angelo ebbe infine una confinazione arbitrale nel 1318, che non mise tuttavia fine alle controversie ricorrenti tra le due comunità. Perciò, come bene prova questa trattazione, cittadini ed enti senesi (dal Santa Maria della Scala al Monna Agnese, al convento di S. Agostino, ma non solo) ebbero una presenza privilegiata a Sant’Angelo, circostanza che aiuta anche a spiegare la persistenza di documentazione non più conservata invece per molte altre comunità senesi.
La Thomas con il suo gran lavoro su questa documentazione ci ha così fornito uno studio praticamente unico per il Senese, e non solo per una comunità di dimensioni così contenute come Sant’Angelo. La sua conoscenza dei luoghi, favorita dalla residenza abituale, le ha consentito una ricostruzione dell’ambiente davvero encomiabile, mediante lo studio senza riserve e con caute deduzioni delle ‘poste’ catastali dei circa 300 proprietari censiti nella Tavola o risultanti altrimenti.

Non solo le emergenze architettoniche e i resti delle antiche mura sono state censite sul terreno, ma il sistema agrario, con interessanti spunti sulla contrattazione mezzadrile – ribadita come ancora molto elastica in quel tempo -, le colture (vitivinicole soprattutto), l’approvvigionamento idrico (sempre difficile in queste aree elevate) e la viabilità – importante anch’essa in qualche modo qui per la incredibile transumanza verso la Maremma (e motivo della diffusa lavorazione delle pelli in quell’area).

Le sedi delle istituzioni sono state grosso modo individuate nonostante le profonde trasformazioni subite nel corso dei secoli dall’abitato interno al castello per la crisi demografica iniziata con il primo Quattrocento: a partire dalla residenza comunale e quella del podestà come pure delle famiglie più cospicue, presenti anche in un castello minore come questo per i motivi ricordati. Le due chiese interne, di
San Michele Arcangelo (parrocchiale) e di San Pietro, e le comunità religiose e assistenziali (‘case’ e ospedali), peraltro scarsamente sopravissute e con nuovi ‘titoli’, sono seguite attentamente nel Trecento soprattutto, in modo da rilevare le direzioni della carità e delle devozioni, ben differenziate pur in una comunità come questa, documentata come socialmente stratificata per quanto minore, fino a dedicare un’attenzione inconsueta (in un libro di questo genere) alle opere d’arte sopravvissute. L’autrice è stata qui aiutata e incoraggiata dalle sue competenze specifiche, riuscendo perciò anche in questo ambito a dare un contributo originale molto utile per la storia dell’arte – ovviamente senese soprattutto.
Non è infatti soltanto Sant’Angelo che viene illustrata dalla Thomas, ma un’intera,
vasta, area (con Montalcino in primo luogo, naturalmente) e per tematiche complesse, che hanno già impegnato generazioni di studiosi. Il fatto è che qui siamo vicini a un’area signorile con potenti presenze, come quella degli Aldobrandeschi sull’Amiata, ma anche degli Ardengheschi – studiati da Patrizia Angelucci con un libro cui ho dedicato una nota caricata in academia.edu -, la cui bella abbazia di famiglia, poco nota, è assai vicino a Sant’Angelo.

Il contesto complessivo è stato oggetto di ampie indagini della compianta Odile Redon – il cui Spazio di una città ha anticipato per tanti versi il mio quasi contemporaneo Spazio storico di Siena (2001). Un’area che ha tratto beneficio da realtà importanti vicine – come San Salvatore dell’Amiata e Sant’Antimo naturalmente – e meno vicine come Montalcino e Siena, ma destinata a perdere il suo rilievo militare nel corso del Quattrocento, quand’ormai Siena era saldamente attestata a sud, da Radicofani a Arcidosso a Grosseto.

Perciò anche Sant’Angelo declinò sul piano demografico e politico. La grancia del Santa Maria della Scala fu addirittura venduta a un Sansedoni e fecero la comparsa, dopo i Tolomei, i del Ciaja e soprattutto i  Brogioni che, aiutati dal Papato, s’impadronirono addirittura di parrocchia e ospedale. Mentre Poggio alle Mura diveniva proprietà signorile e Sant’Antimo veniva inglobata entro il vescovado di Pienza-Montalcino, in quel secolo svettava ormai nell’area la nuova capitale, la seconda Siena, cioè Montalcino.

Dal Medioevo all’età contemporanea l’abitato del castello si è ridotto a un terzo di quello dei tempi d’oro, anteriori alla grande peste e ha perduto i ‘servizi’ di cui prima disponeva. Ma un’antica cultura di decoro, di amore per il bello sopravviveva. Ne danno atto le pur danneggiate opere a fresco residue o la bella Madonna del 1346  come pure le infinite vicissitudini della Madonna della Misericordia, la cui odissea è stata ricostruita con incredibile passione dalla Thomas.

Tutto questo fu possibile perché erano terre divenute povere ma non ignoranti. Terre che conservarono, nonostante tutte le difficoltà, il gusto per il bello. Lo stesso declassamento fatto con cura cui tante strutture edilizie sono state sottoposte nel corso dei secoli e la persistenza dei residui di emergenze monumentali antiche attestano un’attenzione antica, ben radicata, all’ambiente, alla convivenza rispettosa dell’ordine gradevole.

La mezzadria e l’allevamento del bestiame prima e il Brunello poi, realtà pur così diverse sul piano economico, hanno sempre attratto investimenti in questa terra foelix. Con suo centro il castello dai magnifici affacci su campagne poco abitate ma fertili, e sempre tanto marcate dalla presenza del lavoro.


 

L’autrice

Anabel Thomas e’ l’autrice di due monografie pubblicate dalla casa editrice Cambridge University Press, (The Painter’s Practice in Renaissance Tuscany [1995] e Art and Piety in the Female Religious Communities of Renaissance Italy [2003]). La Thomas ha recentemente pubblicato Garrisoning the Borderlands of Medieval Siena: Sant’Angelo in Colle, Frontier Castle under the Government of the Nine (1287-1355) [Asgate Publishing, 2011]. La Thomas ha anche pubblicato diversi saggi critici sia in Inghilterra, negli USA e in Italia (sull’Antichita`, l’Arte Cristiana, la Critica d’Arte).

Dopo anni di carriera da insegnante universitaria, fra i quali alcuni trascorsi nei dipartimenti di Storia dell’Arte dell’Universita’ di Reading, dell’Universita’ di Cambridge, dell’Open University e dell’Universita di Londra (Birkbeck College Art History Department), Anabel Thomas vive ormai in Toscana da quindici anni. Continuando le sue ricerche, le sue pubblicazioni recenti sono ‘Tracking Female Religious Communities in the Southern Sienese Contado:  The Benedictines and Franciscans of Early Modern Radicofani’, in L’Ultimo secolo della Repubblica di Siena: Politica e istituzioni, economia e societa`,  Siena, Accademia Senese degli Intronati, 2007; ‘Le fratesse e le mantellate terziarie della corte di Montalcino nel basso medioevo’, in Prima del Brunello:  Montalcino Capitale Mancata, a cura di Mario Ascheri e di Vinicio Serino, Documenti di Storia, collana a cura di Mario Ascheri, 75, San Quirico, editrice DonChisciotte, 2007 e ‘Cosa c’e` dietro il nome? Le vecchie fonti di Montalcino e Sant’Angelo in Colle: acqua, localita` e toponomi’, nel Gazettino e Storie del Brunello e di Montalcino, 1 Anno No. 7, luglio, 2007. Thomas ha anche pubblicato diversi articoli nella Rivista Orcia, l’organo pubblicitario dell’Associazione Orcia per la Preservazione del Patrimonio e delle Tradizioni della Val d’Orcia. In questo contesto la Thomas ha assunto il ruolo di consigliere culturale della associazione Orcia nel comune di Radicofani. Thomas ha anche pubblicato uno testo in italiano e inglese, Oscar’s Tale: The Siege of Montalcino, 1553-59, Annibale Parisi, Montalcino, 2011, presentato a Sant’Angelo in Colle e dedicato al suo nipote Oscar. Ha anche pubblicato di recente ‘Filling the Void: Reconstructing the Chapel of the Bombardiers in the Fortezza at Radicofani’, il quale fa parte dei Quattro volumi ‘Honos Alit Artes’ in honore del settantesimo compleanno del Professore Mario Ascheri, 2014.

IL PLATINA

platinaIL PLATINA 
L’Umanista gastronomo di Pio II
(Le pietanze papali)

di Fabio Pellegrini

E’ uscito il saggio sulla figura di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, personaggio della “corte umanista” di Pio II. Saggio che segue gli scritti dello stesso Pellegrini sul Cardinale Iacopo Ammannati e su Niccolò Forteguerri.

Con la prefazione di Marco Montori, il nuovo testo racconta “dell’umanista, dell’abbreviatore di Pio II, con la passione della gastronomia. Non un cardinale ma un funzionario virtuoso nel campo delle lettere, con una sua geniale e imprevedibile personalità ma legato, come gli altri due, alla sua memoria da un vincolo fortissimo di ammirazione e di gratitudine”, come si legge nella prefazione di Giampietro Colombini.

Il volumetto in formato tascabile esce  per i tipi della Editrice DonChisciotte ed è composto da 120 pagine. ISBN 978-88-88889-52-8

In copertina: Melozzo da Forlì, Il Platina riceve dal papa Sisto IV le chiavi della Biblioteca Vaticana.