MARIO LUZI E DON FERNALDO FLORI

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo appena uscito su Toscana Oggi a firma Nino Petreni, sull’amicizia tra Mario Luzi e Don Flori

PIENZA – MARIO LUZI, DON FERNALDO FLORI, UN’ AMICIZIA NELLA POESIA E NEL VANGELO

Si è appena chiuso il 2014, e Pienza, dopo aver partecipato alle celebrazioni del primo centenario della nascita di Mario Luzi, (1914 – 2014), si appresta a celebrare il centenario della nascita di don Fernaldo Flori (1915 -2015), legato a Luzi da grandissima amicizia e stima. “Con lui, scrisse Luzi, divenimmo compagni fraterni fino alla sua ultima giornata”, (10 febbraio 1996).

Fu proprio don Flori, tramite chi scrive, che di Luzi era allievo a Scienze politiche a Firenze, ad invitare Mario Luzi a Pienza; ed il poeta accettò prontamente l’invito di “quel prete che qualche tempo prima mi aveva inviato una bella lettera, così attenta e acuta sulle mie ultime poesie e soprattutto su “Ipazia” che era stata rappresentata a San Miniato.

E tra il sacerdote amiatino, che aveva dietro di sé molta cultura teologica, filosofica, letteraria, scabro e ruvido nell’aspetto, ma pronto al sorriso, alla tolleranza, in possesso di fine ironia e di una straordinaria umanità, dalla figura imponente e ieratica, ed il poeta fiorentino, mite e quasi aristocratico, nacque una profonda, intima, fraterna, amicizia. Quasi coetanei, (don Fernaldo era nato soltanto due mesi dopo Luzi, esattamente il 3 gennaio 1915 ad Abbadia San Salvatore), tra questi due uomini di grande cultura, che si incontrarono in età avanzata, scoccò una sorta di scintilla, che non si spense mai e che andava oltre il periodo estivo di Pienza.

Quelle settimane di luglio e agosto, scrisse Luzi, nell’introduzione al libro di don Flori “Crogiolo Perenne”, edizioni Piemme, 1998, erano per me settimane di lavoro concentrato e di studio, mentre lui, grande conoscitore delle scritture e inesauribile lettore di testi antichi e moderni e dei loro commenti, non dimenticava, sentiva profondamente di essere prima di tutto un sacerdote e assolveva con diligenza e umiltà la sua missione nel quotidiano. Ma erano quelle anche settimane di conversazione nelle pause, sotto i lecci del parco in compagnia di Leone Piccioni, don Ivo Petri, Carlo Bo, Carlo Betocchi, Geno Pampaloni, Mario Specchio, Mario Guidotti, Gianni Carchia, Annamaria Murdocca, e di tanti altri amici, o durante le silenti camminate di giorno e di notte, fuori e dentro il recinto del Seminario”.

Si intendevano a cenni, si capivano con lo sguardo in piena confidenza e dialogo. Il colloquio nelle estati pientine, proseguiva come detto, per tutto l’anno, con telefonate quotidiane, e scambio di preziose lettere ricche di profondi spunti e riflessioni, e tutti e due attendevano l’appuntamento dell’anno successivo, sempre nelle quiete del Seminario pronto ad accogliere “i due rabdomanti della verità”, come scrisse Mario Specchio, raffinato poeta, scrittore e germanista di valore, autore del volume: “Mario Luzi- Colloquio con Mario Specchio” edito da Garzanti nel 1999. Il poeta a Firenze, preparava per tempo i suoi strumenti di lavoro, le carte, i libri occorrenti e l’immancabile macchina da scrivere Olivetti, mentre il sacerdote, un mese prima, incominciava ad allenarsi, dopo il “letargo invernale”, in progressive camminate per tenere testa alle lunghe leve di Luzi, da sempre un grande camminatore.

Nel Seminario Vescovile di cui don Flori era il Rettore, di fronte mirifico e luminoso paesaggio della Val d’Orcia, alle pendici del Monte Amiata, la montagna che Luzi aveva ammirato adolescente dalle finestre del Liceo Enea Silvio Piccolomini di Siena, e della quale aveva scritto una bella e rara prosa dal titolo, appunto “Il monte Amiata”, ora felicemente ripubblicata nell’ultimo volume luziano, curato da Stefano Verdino: “Prose”, uscito da Aragno nel 2014, Luzi ha scritto belle poesie, che sottoponeva prontamente al giudizio del Flori da lui definito: il mio migliore lettore e il più generoso”.

Ecco quindi, dal riposo creativo pientino di Luzi, uscire via via opere importanti, quali: “Il viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, del 1994, ma anche tante belle poesie ispirate alla Val d’Orcia e a don Flori, tra le quali: “‘Eglise” (dedicata appunto a Fernaldo Flori), “Pasqua orciana”, che ricorda le celebrazioni liturgiche del sabato santo al monastero di S. Anna in Camprena, di cui don Flori era il parroco, e “Dalla finestra di F. Flori”, della raccolta “Floriana”, inserita nel volume “Dottrina dell’estremo principiante” Garzanti, 2004.

Dicevamo di una pura amicizia di un rapporto ispirato e solidificato nella comune identità cristiana, nel Vangelo.

Scrive Luzi di don Flori: era un uomo disponibilissimo, era un uomo per cui il mondo era aperto, e anche la verità non risiedeva in una formula o in un canone esclusivo ma era invece in continuo accrescimento, in continua verifica, e su questo si concordava. Nel Vangelo vedevamo un motore, cioè un punto di mobilitazione dello spirito, non di acquiescenza. E questo ci ha molto unito. Era molto facile accordarsi con lui, io ho imparato molto perché lui sapeva tanto più di me, specialmente nelle faccende dei Padri della Chiesa. E’ il prete che m’ha dato sempre l’impressione dell’uomo che non celebra, non commemora, ma attua, mette in atto, è in atto, il cristianesimo vero è in atto”.

Belle e sentite le parole del grande poeta per l’amico sacerdote, il quale in un volumetto celebrativo preparato dagli amici pientini, per gli ottanta anni di Luzi, (1994): “Questa terra…. quella luce” scrisse, “la tua poesia è eminentemente augurale, purgatoriale, ascendente…. Buon viaggio ancora: terrestre e celeste”.

L’importantissimo centenario luziano, ci auguriamo contribuisca a celebrare degnamente anche quello di don Fernaldo Flori, la cui figura di teologo e poeta, è ancora pienamente da scoprire. Le sue opere, una raccolta di circa sessanta tra quaderni e agende che Flori riempiva con riflessioni e commenti, prose, versi sparsi in frammenti o custoditi in poemetti di varia natura, (perenne crogiuolo di intuizioni e invenzioni, come li definì Luzi), sono infatti da tempo oggetto di studi accurati da parte di don Giorgio Mazzanti, poeta anche lui e amico comune di Luzi e don Flori. Mazzanti, che insegna Teologia Sacramentaria presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, dopo aver curato la pubblicazione di due volumi di don Flori: “Quaderni 1990 – Teologia, Filosofia, Poesia”, cittadella Editrice, 2011, e “L’amore risorto – Meditazioni sul mistero pasquale” Edizioni Feeria, Comunità di San Leolino, 2014, sta lavorando con vera passione di intellettuale studioso e sacerdote alla pubblicazione dei diari dal 1944 al 1990 di don Flori, da lui definito “il solitario profeta, che dal suo eremo di silenzio e di avvistamento, ha guardato insieme il cuore dell’uomo e quello di Dio nel loro conflittuale e nostalgico relazionarsi. Ansia di bellezza e di totalità, di santità e verità, di Poesia”,. Nella sua analisi critica Giorgio Mazzanti, ha evidenziato l’importanza del pensiero di don Flori nell’opera di Mario Luzi. Del resto di questa influenza, di questo rapporto osmotico, tra i due, ne ha parlato anche Mario Specchio nel suo libro “Colloquio” sopra citato a proposito del “Viaggio Terrestre e celeste di Simone Martini”: Ricordo, dice Specchio a Mario Luzi, che il fantasma, per così dire, di Simone e del suo ritorno fu argomento, una sera a Pienza, di una tua conversazione con don Fernaldo Flori, qualche anno prima della realizzazione del libro. Se non sbaglio la prima idea ti era apparsa sotto forma teatrale, poi ha assunto il volto di questo viaggio, al quale forse proprio quella prima individuazione ha trasmesso l’originale intreccio di lirica narrazione, o potremmo dire di poema disteso sostenuto da un robusto ductus narrativo.

Anche Leone Piccioni, cittadino onorario di Pienza come Luzi, nel suo volume di critica letteraria “Vecchie carte e nuove schede” Nicomp Saggi, 2011, ebbe a scrivere: “chi ha studiato e studia la grande opera poetica di Luzi, potrà capire come in una importante svolta della sua poesia abbia influito la conoscenza e la conversazione con don Flori ed anche i tanti consigli che il sacerdote dava a Luzi anche relativamente a nuove letture.

Per le celebrazioni del centenario di don Flori con Convegni e incontri di studio, sulla sua opera, a Pienza si sta costituendo un Comitato, tra i primi aderenti, oltre a Giorgio Mazzanti, e Leone Piccioni, ci cono Daniele Piccini, Davide Rondoni, Andrea Fagioli, Carlo Prezzolini, Fernanda Caprilli, Cristina Naldi e Maria Modesti.

Nino Alfiero Petreni

LUZI FLORI_libro

Fernaldo Flori nacque il 3 gennaio del 1915 ad Abbadia San Salvatore (Siena), da una famiglia di minatori.

Ancora fanciullo scese a Pienza per entrare nel Seminario Vescovile dal quale non si sarebbe più distaccato fino alla sua morte, avvenuta improvvisamente la mattina del 10 febbraio del 1996.

Divenuto sacerdote nel 1939, sempre nel Seminario, iniziò la sua missione di insegnante e maestro per molte generazioni di sacerdoti, assumendo per tantissimo tempo il ruolo di Vice Rettore e poi di Rettore fino alla chiusura del Seminario. Oltre alla sua attività di insegnate, è stato per cinquanta anni parroco di S. Anna in Camprena e per quaranta di Cosona. Piccole parrocchie di campagna alle quali don Flori seppe legarsi profondamente instaurando nel tempo un bellissimo rapporto umano e pastorale con i pochi parrocchiali: contadini, pastori, operai.

Uomo di vastissima cultura, è stato un prezioso punto di riferimento, per quasi tutti i sacerdoti della Diocesi che lo hanno avuto come insegnante; per i suoi parrocchiani, ma anche per i molti amici che trovavano in lui una guida sicura e un eccezionale maestro. Studioso attento di teologia e di letteratura sia antica che moderna, affidava le sue riflessioni, prose e versi, a preziosi diari, che raramente mostrava a qualche amico.

Le opere

Oltre ai numerosi articoli apparsi su L’Osservatore Romano, e la rivista La Rocca, ricordiamo la raccolta di

poesie “Resurrectio e Vita” pubblicate su Approdo letterario, 1977, Don Flori ha scritto:

Promozione del progresso della Cultura – Chiusi 1997

Crogiolo Perenne, scritti spirituali (1995 – 1996), Piemme, 1998

Osiamo parlare a Te, Spirito vivificante . La Barca , 2009

Quaderni 1990 – Teologia Filosofia Poesia. Cittadella Editrice, 2011

L’amore risorto, Meditazioni sul mistero pasquale. Edizioni Feeria, Comunità di San Leolino,  2014

Nel 2009 a Pienza si è tenuto un Convegno su Don Fernaldo Flori : La Chiesa ed il dialogo con la cultura contemporanea, i cui Atti sono stati pubblicati da La barca di Pienza nel 2010.